Milano, caporali e lavoro nero al Salone del mobile

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Centinaia di persone identificate, 14 indagati, aziende denunciate. E’ il bilancio dei controlli delle forze dell’ordine a Fieramilano. Un fenomeno, quello dello sfruttamento di manodopera, contro il quale la società espositiva annuncia tolleranza zero

Quattordici persone indagati, duecento identificate e trenta procedure aperte dalla Guardia di finanza. Sono i risultati dei controlli sul lavoro sommerso e sul caporalato alla Fiera di Milano. L'operazione, durata diversi giorni, è cominciata nei giorni successivi alla chiusura del Salone Internazionale del mobile, avvenuta il 22 aprile. In tutto sono stati controllati 15 padiglioni. Tra i denunciati ci sono sei 'caporali' (indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina) e otto extracomunitari, trovati sprovvisti del permesso di soggiorno. All'operazione hanno collaborato Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Ispettorato al lavoro e la sorveglianza interna di Fiera Milano.

Un fenomeno, quello dell'impiego di lavoro sommerso e clandestino e del caporalato che sfrutta extracomunitari, reclutati, spiegano in fiera, appena al di fuori dei cancelli di Rho-Pero, contro il quale la società annuncia ora tolleranza zero, con sanzioni che colpiranno le aziende di allestimento degli stand e che andranno dal richiamo alla sanzione economica, fino all'espulsione dell'allestitore, che non potrà più lavorare in fiera.

"Lo sfruttamento di persone in condizioni di emarginazione - afferma l'ad della società espositiva, Enrico Pazzali - non solo falsa la concorrenza, ma è anche eticamente inaccettabile. I controlli, pur via via intensificati negli ultimi anni, hanno avuto finora un effetto dissuasivo, ma non sono bastati a sradicare il fenomeno. Ora scatta la tolleranza zero. Gli allestitori che si guadagnano da vivere con le nostre mostre non possono assumere comportamenti che danneggiano la nostra reputazione, poiché l'opinione pubblica percepisce quei loro comportamenti illegittimi come se fossero nostri".

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