La difesa di Raniero Busco: “Giustizia è stata fatta”

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Soddisfatti i legali dell’ex fidanzato di Simonetta che è stato assolto con formula piena in appello. “Era preferibile che questo risultato ci fosse già in primo grado, ma l’importante è che il sistema giudiziario permetta di correggere eventuali errori”

"Siamo soddisfatti di questo pronunciamento. Era preferibile, però, che questo risultato ci fosse stato già in primo grado". Lo ha detto l'avvocato Franco Coppi, difensore di Raniero Busco, a commento della sentenza d’appello, che ha assolto con formula piena per non aver commesso il fatto l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, uccisa il 7 agosto del 1990. "L'importante - ha aggiunto Coppi - è che abbiamo un sistema che permette la correzione di eventuali errori. Oggi è stata fatta piena giustizia nei confronti dell'imputato".

Per quanto riguarda lo specifico della morte di Simonetta Cesaroni, il penalista ha aggiunto: "Come ho già detto nel mio intervento di ieri (26 aprile, ultima udienza prima della sentenza, ndr), non è un delitto senza colpevole, un colpevole c'è, circola liberamente e vive nascosto dietro la sua vigliaccheria. Abbiamo avuto una perizia che ha aiutato molto nell'accertare la verità". In merito alla perizia disposta dalla Corte, che ha smontato l'impianto accusatorio del processo di primo grado, il penalista ha aggiunto: "Se la Corte ha deciso per una nuova perizia è perché riteneva insufficienti le prove acquisite in primo grado". Dello stesso tenore le dichiarazioni dell'altro avvocato di Busco, Loria, per il quale "la pronuncia della Corte ci riempie di fiducia: oggi è stata dimostrata la necessità del processo d'appello perché i giudici in primo grado possono anche sbagliare". E ha aggiunto: “Abbiamo vinto in tutto”. Ultimo pensiero del difensore di Busco Coppi va alla famiglia Cesaroni. "Ho espresso loro la massima solidarietà confermando il dispiacere nel dovere affrontare in sede processuale temi delicatissimi. Resta lo sdegno che provo davanti ad un delitto così orrendo".

Secondo la tesi della difesa, ribadita nell’ultima udienza da Coppi, "si è cercato di vestire su Busco gli stracci di un uomo irascibile, violento, capace di passare dall'ira alla ferocia; si è frugato nella sua vita alla ricerca di episodi per arrivare alla fine a dire che lui era capace di compiere questo delitto". Un omicidio "senza movente", quindi, perché "Busco non aveva alcun motivo per uccidere Simonetta. La sentenza di primo grado ci propone un movente sessuale ma negli atti processuali non c'è alcuna prova in tal senso".

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