Lavitola: "Berlusconi mi doveva 5 milioni per riconoscenza"

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Così il faccendiere, rientrato dalla latitanza, ha spiegato nel corso dell'interrogatorio la sua intenzione di chiedere l'ingente somma all'ex premier: "Facevo da badante a Tarantini"

Si difende, ammette qualche circostanza, poi interrompe, spiega, prova a contestualizzare, puntualizza. Valter Lavitola offre la sua verità ai magistrati che lo hanno arrestato per i finanziamenti all'Avanti e le presunte mazzette ai governanti di Panama.
Lavitola ha voluto mettere fine alla sua latitanza, sette lunghi mesi trascorsi tra Panama e Argentina, manifestando l'intenzione di collaborare con gli inquirenti che ora sono chiamati a valutare il peso che le sue dichiarazioni avranno sugli sviluppi di tante indagini. Sette ore, il 18 aprile, scorso nel carcere di Poggioreale (che rispetto alle carceri di Panama, uno degli 'affari' di cui si è interessato, "è un hotel a cinque stelle"): tanto è durato l'interrogatorio di garanzia, davanti al gip Dario Gallo e alla presenza dei pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock e del difensore, l'avvocato Gaetano Balice.

La spiegazione forse più attesa, arriva quando gli viene rivolta una domanda su una circostanza che, sia pure emersa dalle indagini, non si riferisce ai capi di imputazione, ma ha attinenze con l'inchiesta Tarantini-escort in corso a Bari: perché intendeva chiedere 5 milioni di euro a Berlusconi "a titolo di prestito", come ha riferito ai magistrati la sorella, Maria Lavitola? Perché l'ex premier gli doveva manifestargli riconoscenza, replica il direttore dell'Avanti. Riconoscenza perché aveva dovuto fare da "badante" a Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese a conoscenza delle vicende delle escort. Così, in sintesi, risponde Lavitola che nega con fermezza di aver tentato di ricattare il Cavaliere. "Fino a ieri - dichiara - ho fatto sette mesi di latitanza per avere dato i soldi a Tarantini per conto suo e per una presunta falsa testimonianza resa da Tarantini".

Quindi, gli domanda il pubblico ministero, la richiesta era legata "a un debito di riconoscenza, non al fatto che lei conosce dei segreti di Berlusconi, è così, ho capito bene?" "E' evidente che è così, replica secco Lavitola, il quale in un altro passaggio del verbale afferma che si sarebbe aspettato che Berlusconi si fosse fatto vivo, magari chiedendogli "che cavolo vuoi?". E chiarisce, in una sorta di monologo: "Se lui dà centoventimila euro a Longhettina, come si chiama lei, e quindi gliene ha dati trenta volte tanto a Black, e ha dato un milione e dispari a Tarantini che li usa per andare al ristorante e che io, altro che estorsione, come credo lei avrà letto delle estorsioni, a me Berlusconi, solo per fare da badante a quei due disgraziati, a parte il vantaggio avuto dalle interlocuzioni piacevoli con... Insomma che sono state parzialmente compensate, ma a me soltanto, voglio dire, tenere a bada a quei due, guardi ma erano cose da pazzi..."

Lavitola racconta di essere ritornato dal Sudamerica nella certezza del suo coinvolgimento nell'inchiesta sui finanziamenti all'editoria, ma chiarisce che non si sarebbe aspettato di finire al centro di una faccenda di corruzione internazionale. Ammette di avere chiesto soldi all'imprenditore Angelo Capriotti, interessato alla realizzazione di quattro carceri a Panama  - 20 milioni, poi scesi a 11, come provvigione - ma nega che quei soldi servissero per corrompere il presidente di Panama, Ricardo Martinelli, e alcuni componenti del governo centramericano.

Affronta la questione Avanti. Dice che voleva chiedere a Silvio Berlusconi pubblicità sperando che questo scongiurasse la chiusura del giornale: "Io speravo con tutto il cuore che... Gli dicevo, guarda, questo e' un contratto di minimo garantito, vedi se una delle tue concessionarie di pubblicità o una qualsiasi altra concessionaria si possa comprare un po' di spazi pubblicitari. Era un tentativo sostanzialmente disperato, però insomma sostanzialmente neanche tanto disperato, era un tentativo possibile, oltretutto noi siamo stati con il giornale a fianco di Berlusconi dall'inizio".

Lavitola si aspettava un aiuto economico da Berlusconi anche perché non era diventato parlamentare: "Io non sarò gran che qualificato, come si scrive nell'ordinanza, però  non sono neanche meno qualificato di altre persone che erano state elette parlamentari e quindi io mi sentivo in questo senso un po' defraudato. Dico: e cacchio, sto latitante a causa di questo fesso di Tarantini, si stanno portando il giornale, aiutami a mettere, almeno a fare questo contratto di pubblicita"'. Ricorda di avere rivitalizzato l'Avanti dopo la crisi di Tangentopoli e di avere avuto il sostegno personale di Bettino Craxi: "io ci riuscii soprattutto grazie al fatto che Craxi all'epoca mi mando' in giro da un sacco di gente. Craxi scriveva sull'Avanti tutti i giorni da quando era nel suo esilio-latitanza in Tunisia". E non èvero, mette a verbale  Lavitola, che lui portasse a Craxi denaro da parte di Berlusconi, come affermato dal testimone-chiave Velocci: "quella è proprio una fesseria lampante. Craxi Buonanima e Berlusconi avevano rapporti familiari, si figuri se avevano bisogno di me che andavo...".

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