Delitto di Garlasco, l’accusa ricorre in Cassazione

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Per il procuratore generale la sentenza di appello, con cui Alberto Stasi è stato assolto per l’omicidio di Chiara Poggi, “è inficiata da manifesta contraddittorietà e illogicità nelle motivazioni”. Per questo "il processo è da rifare"

Il procuratore generale di Milano Laura Barbaini ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza della seconda sezione della Corte d'assise d'appello di Milano che il 6 dicembre scorso ha confermato l'assoluzione di Alberto Stasi dall'accusa di aver ucciso Chiara Poggi, la sua fidanzata massacrata a Garlasco il 13 agosto di quattro anni fa. Nel ricorso, in sostanza, il procuratore sottolinea che la sentenza impugnata è inficiata da manifesta contraddittorietà e illogicità nelle motivazioni. Per la rappresentante della pubblica accusa i giudici hanno ridotto il quadro probatorio a due soli indizi, la presenza del Dna della vittima sui pedali della bicicletta dell’imputato e l’impronta digitale di Stasi sul dispenser di sapone nel bagno della villetta di via Pascoli, relegando a "congetture o supposizioni personalistiche" quelli che l'accusa ritiene invece elementi cruciali nella prospettiva della colpevolezza di Stasi.

Vengono poi invocati, secondo il pg, scenari alternativi di cui ci si limita ad affermare la pari compatibilità con il complessivo quadro probatorio. In particolare è priva di logica secondo l'accusa l'ipotesi del terzo sconosciuto o del ladro occasionale. Un'ipotesi che, per il pg, non spiega la ferocia con cui Chiara Poggi è stata colpita e uccisa. Una ferocia che secondo l'accusa trova ragione in un'emotività esasperata, configurabile solo in un contesto di rapporti personali profondi e contrastati.

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