Costa Concordia, ecco il piano rimozione

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La gara d’appalto per l'operazione è stata vinta dal consorzio italo-americano Titan-Micoperi: costerà circa 300 milioni di dollari, ma il prezzo potrebbe salire. I lavori cominceranno a fine giugno

“Sarà una procedura che rimarrà nella storia dell’ingegneria navale”. Ha usato queste parole Franco Gabrielli, commissario delegato all’emergenza, per descrivere il modo in cui la Titan-Micoperi rimuoverà il relitto della Costa Concordia dal Giglio. Il consorzio italo-americano si è aggiudicato la gara d’appalto per liberare l’isola toscana dall’ospite ingombrante. Il costo dell’operazione è stimato in 300 milioni di dollari, ma la cifra potrebbe salire. A rivelarlo è Pierluigi Foschi, il presidente di Costa Crociere che oggi ha rassegnato le dimissioni da amministratore delegato della società, pur mantenendo la presidenza.

E’ un'operazione "mai tentata per navi di queste dimensioni" che "avrà una buona ricaduta (per il Paese e per la Toscana ndr): l'attrezzatura necessaria per rimuovere il relitto verrà realizzata in Italia, l'ingegneria è in buona parte italiana", ha dichiarato Foschi aggiungendo che "il progetto serve per portare via la nave con le maggiori garanzie per la salvaguardia dell'ambiente e le dinamiche socioeconomiche dell'isola".

Una fonte che ha letto il dossier presentato da Titan-Micoperi, ha rivelato alla Reuters alcuni dettagli sulla modalità di rimozione della Costa Concordia. Il relitto verrà ancorato con una palificazione in acciaio tra la nave e la terraferma. Dal lato del mare, sarà creato un falso fondale in acciaio dove verranno agganciati i cavi che imbracheranno la nave. Il relitto verrà poi ruotato e riportato in galleggiamento con l'aiuto di speciali cassoni ad aria che lo sosterranno. A quel punto la Costa Concordia verrà rimorchiata e condotta in porto per essere demolita.

Non è stato ancora deciso in quale porto sarà trainata la nave. Nei giorni scorsi il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha chiesto che il relitto fosse demolito a Livorno affinché la Regione ne potesse ottenere ricadute positive in termini economici dalle operazioni di smantellamento. Franco Gabrielli ha dichiarato di essere d’accordo con Rossi, anche se manca ancora l’ufficialità. L’altro porto individuato per la demolizione sarebbe quello di Palermo. La partenza dei lavori di rimozione sarà a fine giugno.

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