Ruby, Berlusconi: “Travestimenti? Erano gare di burlesque”

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L’ex premier si è presentato a sorpresa in Aula per un’udienza del procedimento che lo vede imputato per concussione e prostituzione minorile. “Mantengo le ragazze perché hanno la vita rovinata dalla Procura. Questo processo è una sceneggiata”

L'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è presentato a sorpresa in tribunale venerdì 20 aprile a Milano per un'udienza del cosiddetto processo Ruby, in cui è imputato per concussione e prostituzione minorile. E' la prima volta che l'imprenditore e leader del Pdl partecipa al processo. Per la stessa vicenda, è in corso un procedimento parallelo che vede imputati per induzione alla prostituzione, il giornalista Emilio Fede, l'impresario Lele Mora e la consigliere regionale lombarda del Pdl Nicole Minetti.

Berlusconi: "Gare di burlesque" - In una pausa del processo l’ex premier ha raccontato ai cronisti, in riferimento ai bonifici fatti ad alcune ragazze che partecipavano alle presunte feste di Arcore: “Io mantengo queste ragazze perché hanno la vita rovinata da questo processo”. Poi sulle serate ha ribadito che a casa sua si tenevano solo "cene eleganti" e che dopo cena si scendeva al piano sottostante in un locale "che era la vecchia discoteca dei miei figli". E a chi gli ha fatto notare che le ragazze facevano spettacoli con travestimenti da poliziotta e altro, Berlusconi ha sottolineato: "Facevano gare di burlesque e si esercitavano" (guarda il video). L'ex presidente del Consiglio ha parlato di atmosfera di "gioiosità, serenità e simpatia".

Berlusconi: "Mio dovere telefonare in questura" - Versione ribadita anche alla fine dell'udienza quando, incrociando i cronisti all'uscita dall'aula, l'ex premier spiega che il burlesque "è una forma di  spettacolo universalmente riconosciuto. E' molto meno estremo di quel che si vede in tv e nei teatri pubblici...io riprenderei a farlo". Berlusconi poi nega di aver esercitato pressioni sulla questura. "Se non avessi avvisato la  questura avrei mancato al mio dovere" spiega il Cavaliere, che spiega che "la nostra informazione era che quella ragazza fosse parente del presidente Mubarak ed era mio dovere segnalarlo".

Berlusconi: "I vestiti regali di Gheddafi" - Il Cavaliere ha poi precisato che molti dei vestiti usati dalle ospiti di villa San Martino per i loro travestimenti serali nelle gare di Burlesque erano un "dono di Gheddafi".  Il leader del Pdl ha spiegato di aver ricevuto almeno "60 abiti" da Gheddafi dopo che lui aveva espresso il suo apprezzamento per la  bellezza dei vestiti in una visita. "Me li fece arrivare senza dirmi  nulla con un container. Sono neri, lunghi, con gioielli applicati".  Non erano vestite da suora, quindi, le ospiti di villa San Martino ma  da harem. Quindi Berlusconi ha ribadito di "mantenere" le sue ex ospiti  "rovinate" dall'inchiesta della procura. Del resto, ha dichiarato  "quando uno ha una barca non deve preoccuparsi di quanto costa  l'equipaggio".

L'agente: "Ruby disse di non essere la nipote di Mubarak"
- Nell’udienza del 20 aprile Giorgia Iafrate, funzionaria della questura di Milano in servizio la notte in cui la giovane marocchina Karima el Mahrough, detta Ruby, arrivò in questura dopo essere stata fermata per furto e poi rilasciata dopo l’intervento di Silvio Berlusconi, ha detto di essere andata dalla ragazza e di averle chiesto personalmente se fosse la nipote dell'ex presidente egiziano Hosni Mubarak. "Lei mi disse di no e che talvolta si spacciava per la nipote di Mubarak", ha detto Iafrate. Rispondendo alle domande del pm Sangermano, che insieme al procuratore aggiunto Ilda Boccassini rappresenta la pubblica accusa, Iafrate ha raccontato inoltre di essere andata quella sera a parlare direttamente con la ragazza dopo aver ricevuto una telefonata del capo di gabinetto Pietro Ostuni il quale le riferì di avere ricevuto la telefonata del presidente del Consiglio con cui si segnalava che era stata portata in questura una ragazza egiziana e che era stata indicata come la nipote di Mubarak.

Ostuni convinto che non fosse la nipote - Lo stesso capo di Gabinetto Pietro Ostuni, sentito come testimone in aula, ha spiegato che ad un certo punto quella sera si convinse che la giovane "non fosse nipote di Mubarak" ma che non informò né il questore né la stessa presidenza del Consiglio perché "un margine di dubbio dentro di me c'era". Pietro Ostuni ha spiegato di essersi "convinto", a differenza di quanto gli era stato segnalato da Silvio Berlusconi, che la ragazza portata quella sera in questura non era la nipote di Mubarak quando i sottoposti gli riferirono, dopo i primi accertamenti, che la minorenne "non era egiziana e che il padre faceva l'agricoltore".

La tesi della difesa
- All'epoca dei fatti e della sua frequentazione sessuale con Berlusconi - secondo l'accusa dei pm - la ragazza era minorenne. Secondo la difesa, l'ex premier non ha mai avuto rapporti con Ruby e la telefonata fatta da Berlusconi alla questura per chiedere di rilasciarla affidandola a Minetti fu frutto della convinzione che la ragazza fosse realmente parente di Mubarak.

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