Formigoni: "Le ricevute dei rimborsi? Le ho buttate"

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Dai conti di Daccò intanto emerge il pagamento di 7mila euro per un resort di lusso ai Caraibi. Ma il governatore respinge tutte le accuse e sostiene di aver pagato di tasca propria: "Non sono Brad Pitt ma me lo posso permettere"

"Da troppi anni Formigoni vive in una condizione di sudditanza nei confronti di quest'uomo (Dacco', ndr), che nulla ha a che fare con Cl". Intervistata da Repubblica e dal Corriere della Sera, Carla Vites, moglie dell'ex assessore alla Sanità Antonio Simone arrestato per l'inchiesta sulla sanità lombarda, approfondisce i rapporti personali fra il governatore della Lombardia, suo marito e il faccendiere Piero Dacco', pure in carcere. Le nuove dichiarazioni dopo una dura lettera pubblicata sul Corriere di giovedì 19 aprile.

Vites: "Formigoni si è fatto trascinare in un vortice di cene di lusso"
- "Conosco Roberto da trent'anni - spiega al quotidiano diretto da Ezio Mauro -. E' buono, è un fedele convinto. Ma ha abbassato la guardia. Mosso da un senso di inferiorità nei confronti di questi ometti che ci insegnano come 'godersi la vita' si è fatto trascinare in un turbine di cene di lusso e vacanze da sogno". L'argomento "vero era uno solo  per tutti - aggiunge Carla Vites - i soldi". E racconta come, in queste cene di lusso, prendessero parte "molti politici e anche cardinali".

Vites: "Pensavo Formigoni sarebbe intervenuto"
- Da Formigoni la donna si dice delusa anche perché suo marito il giorno in cui è stato portato a San Vittore era "sicuro del fatto che le persone con cui ha condiviso tanto, Formigoni per primo, lo avrebbero difeso". E invece questo non è accaduto: "e questo - sottolinea la donna - mi ha indotto a denunciare quello che sta succedendo".
Sui rapporti del marito Antonio Simone poi, la donna dice: “Del suo lavoro, delle accuse che gli vengono mosse, ignoro tutto. Ho sempre ignorato tutto quanto”.

Vacanze di Formigoni forse pagate da Daccò - Intanto i quotidiani riferiscono nuovi dettagli sulle spese di Daccò per viaggi e vacanze di lusso. Il Corriere della Sera, in particolare, mette in relazione la notizia pubblicata dall’Espresso in edicola oggi 20 aprile secondo cui “per tre anni consecutivi il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha festeggiato il capodanno ad Anguilla, uno dei resort più cari del mondo” con le spese sostenute da Daccò proprio in quel resort nello stesso periodo. Così il volo per Parigi pagato da Daccò per Formigoni potrebbe essere stato solo uno scalo per proseguire verso l’isola dei Caraibi.

Formigoni: "Le ricevute? Non le ho conservate" - Alle parole di Carla Vites Formigoni decide di rispondere con una lettera al settimanale Tempi. "Mi rimproveri di essere stato trascinato mio malgrado in vacanze spendaccione, nel lusso e nello sfarzo - scrive il governatore della Lombardia - Scusate, plotone di esecuzione della stampa politicamente avversaria, non è un reato", aggiungendo riguardo alle vacanze alle ANtille "che non sono Brad Pitt ma me le posso pagare, me le sono pagate col mio stipendio." E le ricevuto dei rimborsi delle spese effettuate "non le ho tenute, le ho buttate; scusate, è un reato?" Formigoni rivendica poi la sua storia personale, il percorso interno a Comunione e Liberazione fino al vertice della Regione, e rivendica i risultati ottenuti negli ultimi vent'anni. "Se si trovasse quello che non c'è, e cioè che sono corrotto - continua il governatore - ne pagherò tutte le conseguenze del caso".

Formigoni: "Devono decidere gli elettori, non i magistrati" - Nella sua lunghissima lettera, in cui attinge anche molto dal suo privato, Formigoni respinge ogni accusa di malagestione. A "chi scrive e dice che nella sanità come nel mondo dell’impresa generica io avrei favorito i miei amici, rispondo: andate e guardate se i Rotelli, i Veronesi, i Rocca, i Garattini hanno ricevuto da noi un trattamento diverso." Formigoni conclude poi: "Abbiamo commesso errori? Sì. Tutto quello che abbiamo fatto è riformabile? Sì. Bisognerà prendere atto puntualmente dei limiti di questo nostro amministrare? Sì. Ma questo dovrà deciderlo il popolo elettore, non i tribunali, né tantomeno le campagne denigratorie e diffamatorie."

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