Sanità, la moglie di Simone: "Da Formigoni falsità su Daccò"

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Mentre il marito è in carcere per l'inchiesta sulla Fondazione Maugeri, Vites scrive al Corriere: si poteva ammirare il governatore "seguire il faccenderie come un cagnolino al guinzaglio". La replica: "Non commento le frasi di una signora"

"Ribadisco che non ho mai commentato, e non intendo farlo oggi, le dichiarazioni di una signora. Questo non mi impedisce di ribadire che ho un rapporto personale di amicizia con Antonio Simone da 40 anni". Così il presidente della Lombardia Roberto Formigoni commenta ad Affaritaliani la lettera pubblicata dal Corriere della Sera di Carla Vites, moglie di Antonio Simone, ex assessore regionale alla Sanità della Lombardia.

"Lo spettacolo" dei rapporti di Roberto Formigoni con Daccò "è sotto gli occhi dei molti chef d'alto bordo dove regolarmente veniva nutrito a spese di Daccò stesso. Per non parlare dei locali à la page della Costa Smeralda dove a chi, come me, accadeva di passare per motivi vari, era possibilissimo ammirare il nostro Governatore seguire come un cagnolino al guinzaglio Daccò, lo stesso con cui non aveva rapporti diretti", scrive in una lettera al Corriere della Sera Carla Vites, moglie di Antonio Simone, ex assessore alla Sanità negli anni Novanta, arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulla Fondazione Maugeri. Per lui e per il faccendiere Piero Daccò l'accusa è di riciclaggio e associazione a delinquere nella creazione di fondi neri. Lo sfogo della donna arriva dopo un'intervista del presidente della Regione Lombardia: "Formigoni non può affermare che 'conoscevo Daccò da molti anni, ma non ha mai avuto rapporti direttamente con me, ma con l'assessorato'", scrive la moglie.

Quello che lei definisce un "travaso di bile" arriva dopo aver visto sul Corriere una foto di Formigoni "adagiato su un letto megagalattico del Salone del Mobile, che se la ride soddisfatto": "Vede, oggi (ieri, ndr) è il 58° compleanno del suo migliore amico Antonio Simone, detenuto nelle patrie galere di San Vittore da venerdì alle 16. Mi risulta che il suo migliore amico, mentre lui si adagia mollemente a beneficio dei giornalisti esibendo quel che resta di un fisico a suo tempo quasi prestante, deve discutere su chi oggi avrà il diritto di allungare le proprie di gambe all'interno di una cella che ospita altri 5 detenuti".

Ma il testo si concentra sui rapporti tra Daccò e Formigoni. Vedere i due insieme, si legge nella lettera, era "una gioia per gli occhi": "Robertino con Daccò e tutta la sua famigliola, si divertiva e tanto! Eccolo con la sua '24 ore': me lo vedo sul molo di Portisco arrivare diritto da Milano pronto ad imbarcarsi sullo yacht di Daccò dove le sue figliole (guarda caso, non sono depositarie del diritto a usare del Pirellone come mega location per eventi da migliaia di euro a botta?) lo attendevano con ansia pronte a togliersi il pezzo di sopra del bikini appena il capitano avesse tirato su l'ancora, perché così il sole si prende meglio, chiaramente". La donna racconta anche di avere ascoltato la figlia del faccendiere dire: "Noi Daccò siamo i migliori amici di Formigoni e non riusciamo a dirgli di non indossare quelle orrende camicie a fiori"!

Carla Vites sostiene di avere avuto una "conoscenza ravvicinata con Formigoni" grazie alla comune militanza in Comunione liberazione e spiega che secondo lei il presidente della Regione non ha raccolto "soldi o altri effetti dalle frequentazioni con Daccò": "a lui bastava l'onore di essere al centro di feste e banchetti, yacht e ville".
Dalla donna un'accusa anche sulla "inaccettabile spiegazione riguardo la presenza della Minetti nella sua lista: 'Me l'ha detto don Verzè'. Scarica il barile sul prossimo, quando a lui sarebbe bastato domandarsi: 'Ma questa qui, l'ha mai fatta in vita sua, non dico una riunione di partito, ma almeno di condominio?'".

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