Un anno fa l'omicidio di Melania Rea

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Era il 18 aprile quando la giovane 29enne scomparve sul Colle San Marco di Ascoli Piceno dove era andata a passeggiare con la famiglia. Dopo 12 mesi, l'unico imputato è il marito, il caporalmaggiore dell'esercito Salvatore Parolisi

E' trascorso un anno dalla morte di Melania Rea ed è ancora giallo sul suo omicidio. L'unico indagato resta il marito, Salvatore Parolisi, ma il caso è tutt'altro che risolto.
Il 18 aprile 2011, alle Casermette di Ripe di Civitella (Teramo), la giovane donna di Somma Vesuviana, moglie del caporalmaggiore Salvatore Parolisi, venne uccisa con 35 coltellate e il corpo seminudo ritrovato da un cercatore di funghi che s'imbatté, due giorni dopo, nel cadavere della donna sul quale era conficcata una siringa e che aveva accanto un laccio emostatico. L'uomo si recò presso una cabina telefonica di piazza San Francesco a Teramo e al centralino della polizia, senza rivelare la propria identità, (ASCOLTA L'AUDIO DELLA TELEFONATA), segnalò il corpo. Le indagini scattarono immediatamente.

Un anno di intercettazioni e perizie  -
Secondo la ricostruzione iniziale dei fatti, Melania scomparve da Colle San Marco (Ascoli Piceno) dove lei, il marito e la figlioletta si recarono per una giornata di relax. Si ritenne che il delitto fosse stato compiuto a Colle San Marco e che il corpo fosse stato trasportato e abbandonato nella vicina Ripe. Per questo motivo la competenza passò alla procura di Ascoli che a distanza di tempo iscrisse nel registro degli indagati il marito Salvatore ordinandone poi la carcerazione. L'autopsia chiarì l'ora del delitto grazie soprattutto all'esame dei liquidi intestinali che circoscrissero il momento in cui vennero consumati l'ultimo pasto e l'ultimo caffè: Melania era stata uccisa a Ripe. La competenza venne così trasferita a Teramo che proseguì le indagini.
Mesi e mesi di perizie, audizioni testimoniali, intercettazioni telefoniche; poi la storia di Salvatore con l'amante, la soldatessa Ludovica, le lettere, i messaggi.
E ancora le analisi dei carabinieri del Ris sul luogo del delitto, sul corpo della donna (la famosa traccia del Dna del sottufficiale lasciata sulla bocca di Melania come fosse l'ultimo bacio), nella casa dei coniugi Parolisi a Folignano, la repertazione di oltre cento elementi.
Poi i riscontri del Ros sui tabulati telefonici, le analisi del dna dei tre macedoni che si trovavano a Colle San Marco, le testimonianze di chi si trovava a Colle San Marco, della
vedetta di Ripe, del fiuto dei cani molecolari.

L'unico imputato è Salvatore Parolisi
- Nel frattempo accusa e difesa affilavano le armi. Contro Parolisi il gip di Teramo reiterò la custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Ascoli, il Riesame confermò come pure la Cassazione. Per la procura di Teramo, Salvatore Parolisi è l'unico colpevole dell'assassinio della moglie sul cui conto pesano anche diverse aggravanti. Per la difesa di Parolisi sono solo indizi ma nessuna prova. Per i suoi avvocati l'assassino è fuori. Le parti civili, tra cui la figlioletta, vogliono solo la verità e che venga fatta giustizia. Anche per loro, a questo punto, Parolisi è il solo che possa aver commesso
l'uxoricidio.

Il processo  - Il processo è incardinato a Teramo. Dopo la prima udienza del 27 febbraio davanti al gup, il 12 marzo è stata accolta la richiesta di giudizio immediato condizionato alla superperizia scientifica chiesta dalla difesa. Il 30 marzo c'è stata una nuova udienza per l'affidamento degli incarichi ai periti. I tre macedoni, che dovevano essere sentiti il 30 maggio, si sono presentati spontaneamente in procura il primo aprile. Successiva tappa del processo il 13 luglio prossimo.

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