‘Ndrangheta, uccisa perché tradì il marito boss: tre arresti

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Tra i 12 affiliati alla cosca Lo Giudice raggiunti da altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere ci sono anche i tre presunti responsabili dell’omicidio di Angela Costantino, assassinata nel 1994. Sequestrati immobili e ditte

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Uccisa perché ha tradito il marito boss. E' la storia di Angela Costantino, assassinata nel 1994 a Reggio Calabria. La squadra mobile reggina, grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti tra cui Maurizio Lo Giudice, fratello del boss Nino, anche egli pentito, ha scoperto i tre presunti responsabili dell'omicidio della donna, arrestati nell'ambito di unn'operazione contro la 'ndrangheta che ha portato nella mattinata del 14 aprile all'esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare. Dell'omicidio di Angela Costantino, il cui cadavere non è mai stato trovato, sono accusati Vincenzo Lo Giudice, 51 anni, fratello di Nino e considerato uno dei capi della cosca; il cognato Bruno Stilo (51 anni) e il nipote Fortunato Pennestri' (38 anni).

Angela Costantino era la moglie del pregiudicato Pietro Lo Giudice, 46 anni, figlio del boss Giuseppe e fratello di Vincenzo e considerato uno dei principali protagonisti della guerra di mafia registratasi a Reggio Calabria tra la metà degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Giuseppe Lo Giudice è stato a sua volta ucciso in un agguato nel 1990. Secondo quanto è emerso dalle indagini la donna, madre di quattro figli, scomparsa mentre si stava recando a trovare il marito detenuto nel carcere di Palmi, fu uccisa perché avrebbe avuto una relazione extraconiugale mentre il marito era detenuto. Comportamento che avrebbe indotto i capi della cosca Lo Giudice a ordinarne l'uccisione. Due giorni dopo la scomparsa della donna, a Villa San Giovanni (Reggio Calabria), fu trovata l'automobile (una Fiat Panda) alla guida della quale la donna si stava recando da Reggio Calabria a Palmi.

Le indagini coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia che hanno permesso di far luce sull’omicidio di Angela Costantino hanno portato anche a 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti affiliati alla cosca Lo Giudice. L’accusa è associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, omicidio e occultamento di cadavere. Eseguito anche un sequestro di beni per cinque milioni di euro. In particolare, le indagini hanno consentito di accertare il ruolo verticistico degli affiliati alla cosca Lo Giudice e di fare luce su molteplici intestazioni fittizie di beni. Nello specifico, sono state sequestrate ditte, immobili e veicoli tutti riconducibili agli stessi esponenti di vertice della cosca Lo Giudice.

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