Lega, l'ex autista di Bossi: "Ero un giocattolo di Renzo"

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Oscar Morando racconta a SkyTG24 come iniziò a lavorare per il figlio del Senatùr: “Dovevo sorvegliare le sue amicizie, studiare e sapere tutto ciò che portava nei suoi dibattiti”. Intanto si allarga l’inchiesta: 4 indagati in Emilia Romagna

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“Sono stato trattato come un giocattolo. Sono stato regalato a Renzo Bossi". Così, dopo lo scandalo che ha travolto il Carroccio, l’ex autista di Renzo Bossi, Oscar Morando, racconta come iniziò a lavorare per la famiglia del Senatùr. "È stata una proposta della senatrice Rosi Mauro nel luglio del 2010, che mi chiese di svolgere la mansione di autista di Umberto Bossi”.
“A settembre - racconta però Morando - mi ritrovo invece alle dipendenze di Renzo Bossi: mi è stato fatto capire che Bossi Junior è poco presente sul territorio di Brescia, è poco presente in Regione e non svolge bene i suoi compiti a livello di consigliere regionale. Da quel momento mi chiedono tolleranza zero, di sorvegliare anche le sue amicizie, aggiornarmi sui suoi punti di interesse a livello di Regione e a studiare e sapere tutto ciò che lui portava nei suoi dibattiti in Regione. A marzo del 2011 Renzo ha deciso che il suo giocattolo non andava più bene e ha ordinato a Francesco Belsito di licenziarmi”.

L'inchiesta si allarga in Emilia Romagna: 4 indagati - Intanto, mentre l'ex tesoriere della Lega in un'intervista accusa parte del gruppo dirigente del partito ("oggi per tutti sono il diavolo, ma nella Lega molti sapevano") e l'ex ministro Maroni va in Procura a Milano assicurando ampia disponibilità a collaborare coi pm, si allarga l'inchiesta che coinvolge la Lega. Dopo l'indagine avviata dalla Procura di Bologna su presunti fondi neri e irregolarità nella gestione del bilancio del partito,  la Procura di Reggio Emilia ha iscritto quattro persone nel registro degli indagati. Tra loro non ci sono Bossi e Rosy Mauro.
Il fascicolo è stato aperto dopo l'esposto di Marco Lusetti, ex vicesegretario dell'Emilia espulso dal Carroccio. "Si tratta di un'inchiesta su fatti che, se veri, sono di un certo rilievo", ha spiegato il procuratore capo Giorgio Grandinetti, che si occupa dell'inchiesta con il sostituto procuratore Stefania Pigozzi. "Ci sono ipotesi di reato che devono essere verificate - ha aggiunto il procuratore capo di Reggio Emilia in un incontro con i giornalisti -. Stiamo facendo accertamenti e sono già state delegate delle indagini a questo proposito. Eventuali intrecci fra quanto avvenuto a Reggio e a Bologna potranno emergere nel corso delle indagini".
L'esposto di Lusetti, che alla Procura avrebbe presentato anche movimenti bancari, fatture e bilanci che secondo l'ex vicesegretario espulso proverebbero le presunte irregolarità nella gestione del partito a livello locale, "riguarda il territorio di Reggio Emilia - ha precisato ancora il procuratore Grandinetti - con qualche piccolo sconfinamento nelle province vicine". Non tutti e quattro gli indagati, però, sarebbero reggiani.

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