Inchiesta sulla Lega, "200mila euro ai figli di Bossi"

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Secondo gli atti dell'indagine Francesco Belsito avrebbe versato fondi anche al sindacato guidato da Rosi Mauro. Aperta la cassaforte dell'ex tesoriere a Montecitorio. Trovati documenti giudicati interessanti

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Continua il lavoro degli inquirenti che indagano sui conti della Lega Nord. Dopo le perquisizioni portate avanti martedì 3 aprile nella sede di via Bellerio, a Milano, e la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex tesoriere (si è dimesso nella serata di martedì) Francesco Belsito (indagato per appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio), nella giornata di mercoledì 4 aprile sono riprese le attività investigative.
Al Palazzo di Giustizia di Milano i magistrati napoletani - che indagano insieme ai colleghi milanesi e di Reggio Calabria - hanno interrogato la segretaria del leader del Carroccio, Umberto Bossi, Daniela Cantamessa. "Sono tranquilla, non è stato faticoso rispondere", ha riferito al termine dell'interrogatorio. Dopo di lei è stato il turno di Nadia Dagrada, dirigente amministrativa del Carroccio.
Nella stessa giornata è arrivato inoltre il via libera della Camera al sequestro dei documenti contenuti nella cassaforte nell'ufficio di Montecitorio di Belsito. Il materiale raccolto è stato giudicato utile al prosieguo dell'indagine", come ha spiegato il procuratore aggiunto di Napoli Francesco Greco.

Oltre 200mila euro per i figli di Bossi - Secondo l'accusa "almeno a partire dal 2010, centinaia di migliaia di euro, provenienti dai rimborsi elettorali della Lega Nord e indicati falsamente nei bilanci, sono stati usati per pagamenti e impieghi, anch'essi non contabilizzati o contabilizzati in modo non veritiero finalizzati ad esborsi effettuati per esigenze personali di famigliari del leader della Lega Nord Umberto Bossi".
Dagli atti emergerebbe, secondo indiscrezioni, che Belsito avrebbe prelevato oltre 200mila euro per le spese personale dei figli di Bossi, mentre 200-300mila euro sarebbero state prelevate per le spese del SinPa, il sindacato padano fondato da Rosi Mauro.
Accuse respinte categoricamente dal Senatur (il quale ha anche detto che denuncerà chi ha speso i fondi per ristrutturare la sua villa di Gemonio), a proposito dei e dal figlio Renzo, consigliere regionale in Lombardia (dalla carte emerge che avrebbe preso 50 mila per la sua auto), il quale ha detto: "Nessuno della mia famiglia ha preso soldi".

Ok da Montecitorio a sequestro cassaforte Belsito - Intanto prima la Procura di Milano e poi quella di Napoli hanno chiesto a Montecitorio di poter sequestrare dei documenti nella cassaforte dell'ufficio dell'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, che non è parlamentare. Il presidente della Camera Fini ha dato il via libera con l'ok anche della Lega.
La Procura di Milano ha chiesto di poter sequestrare alcuni documenti contenuti in una cassaforte che si trova negli uffici di via Pola, dati in uso alla Lega. La stanza, nella quale si trova la cassaforte dell'ex tesoriere, è usata esclusivamente da quest'ultimo. E siccome Belsito non è un parlamentare, l'autorizzazione al sequestro non è dovuta passare per la Giunta per le Autorizzazioni della Camera e non ha dovuto seguire l'iter previsto dalla procedura ex articolo 68 della Costituzione.
All'interno della cassaforte sono stati trovati documenti giudicati "utili al prosieguo dell'indagine".

L’avvocato di Belsito: “E’ giù, ma non si dà per vinto” - "Il mio assistito? E' tranquillo, anche se è molto giù. Ma non si dà per vinto in quanto è molto combattivo". Lo ha dichiarato l'avvocato Paolo Scovazzi, difensore di Francesco Belsito, che si è intrattenuto a lungo a casa dell'ex tesoriere della Lega Nord coinvolto nelle inchieste avviate dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria. "Stiamo valutando cosa fare – ha aggiunto - in base agli atti giudiziari e al comportamento del partito".

Girardelli: “Non conosco gli affari di Belsito” - "Non ho segreti e non conosco gli affari di Belsito. Al partito non ho mai messo piede. Non lo seguivo nelle sue vicende politiche ma cercavo solo di fare il commerciale, come faccio anche oggi". E' quanto ha dichiarato, all'emittente televisiva Telenord, Romolo Girardelli, faccendiere genovese, indagato dalla Procura di Reggio Calabria per riciclaggio, aggiungendo: "E' un film, come nel '99 quando venni prosciolto senza neanche essere ascoltato dai magistrati". Procacciatore di affari e soprannominato "l'ammiraglio", Girardelli risulta essere socio di Belsito in un'immobiliare genovese (Effebi immobiliare) attraverso il figlio. "Sono sicuro che i magistrati verificheranno il tutto - ha aggiunto - e hanno avuto la documentazione che credo attesti la mia estraneità alla Tanzania". "Ultimamente c'eravamo allontanati - ha concluso - lui la politica, io il mio lavoro. Io sono stato leghista ma ultimamente non avevo più rinnovato la tessera".

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