Lampedusa, altro barcone soccorso in mare: 10 morti

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La Guardia costiera e la Marina hanno raggiunto i migranti in acque maltesi, dopo l'SOS inviato col telefono satellitare. Lo scorso 29 marzo la Ue aveva ritenuto l'Italia colpevole di mancata assistenza ad un’imbarcazione alla deriva

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Tra la notte di venerdì 30 e sabato 31 marzo dieci persone, di cui sei somali e quattro eritrei, sono morte poco dopo l'imbarco avvenuto da un porto al confine tra Libia e Tunisia. Sono cadute dal barcone che trasportava almeno 58 migranti, a causa del mare forza 4-5. Dall’imbarcazione è stato lanciato un SOS con un telefono satellitare, intercettato dalle autorità costiere italiane, quando si trovava a 60 miglia a sud dell'isola siciliana.

Appena il mare lo ha permesso, la nave Orione della Marina Militare e una motovedetta della Guardia Costiera hanno portato in salvo i superstiti, tra i quali c’erano tre donne in gravidanza.
L'assistenza è arrivata in acque “Sar” (ricerca e soccorso) di competenza maltese.
Un fatto importante alla luce del verdetto della Commissione Europea di pochi giorni fa: lo scorso 29 marzo la Commissione ha ritenuto l’Italia colpevole di mancato soccorso verso un barcone alla deriva che ha portato alla morte di 63 persone per stenti.

Appena arrivati al porto di Lampedusa, i migranti hanno raccontato di aver visto i loro compagni cadere in mare a causa del maltempo e morire affogati. Dopo aver ricevuto i primi aiuti, sono stati imbarcati su un traghetto di linea che li trasferirà a Porto Empedocle.
Il centro di prima accoglienza di Lampedusa è ancora inagibile da quando, lo scorso anno, un gruppo di migranti lo avevano incendiato in seguito ad azioni di protesta. Ma non potrà rimanere chiuso ancora a lungo. Le autorità italiane prevedono che gli sbarchi continueranno a intensificarsi con l’arrivo della bella stagione.

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