Embrioni distrutti a Roma: Balduzzi invia gli ispettori

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La procura romana ha aperto un'inchiesta sul guasto al centro di procreazione assistita del San Filippo Neri, ma per ora non sono emersi rilievi penali. Il direttore generale deposita un esposto contro la ditta che cura la manutenzione dell'impianto

Nessun rilievo penale per ora riscontrato. Nel guasto che ha determinato la distruzione di 94 embrioni, di 130 ovociti e di 5 campioni di liquido seminale, al Centro di Procreazione assistita del San Filippo Neri di Roma, potrebbe risolversi in un procedimento solo civile. Ovvero in un contenzioso circa i risarcimenti, in alcuni casi milionari, che alcune delle coppie danneggiate avanzeranno per avere perso con gli embrioni anche la speranza di diventare genitori.

Sarebbe questo l'orientamento della Procura di Roma che per ora ha aperto un fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato. Trattandosi di un incidente e non di un fatto doloso si potrebbe configurare un reato di natura colposa, i pm potrebbero prendere in esame le normative ospedaliere per individuare eventuali violazioni delle procedure: in tal caso si potrebbero contestare delle contravvenzioni pagabili con pene pecuniarie. Ma da un primo esame delle cause, comunque, non emergerebbero reati ed elementi penalmente rilevanti.

Sul caso, domani 3 aprile ci "sarà un'ispezione promossa dal centro nazionale trapianti” ha annunciato a Firenze il ministro per la Salute Renato Balduzzi. "Stiamo aspettando l'esito di questa ispezione - ha poi aggiunto Balduzzi - per capire cosa è realmente successo e alla luce di questo poter valutare tutto il percorso che è stato fatto su questa grave vicenda".

Intanto l'ospedale respinge ogni responsabilità. "Il servizio era appaltato, non vedo quale può essere la responsabilità dell’azienda" ha detto a SkyTG24 il direttore generale dell’ospedale San Filippo Neri, Domenico Alessio, che ha depositato un esposto in procura contro la società che curava la manutenzione dell'impianto di crioconservazione. "La Air Liquide Sanità Service spa - si legge nell'esposto - è totalmente responsabile del corretto riempimento dei contenitori di azoto liquido all'interno della sala, garantendone il corretto stato di livello e temperatura per un corretto stoccaggio dei campioni". "In particolare - continua - anche in caso di malfunzionamento dell'impianto, la Air Liquide Sanità Service garantirà il riempimento normale dei contenitori di azoto liquido".
Ma la società, da parte sua, sostiene che il sistema di allarme abbia funzionato correttamente. "Noi eseguiamo la fornitura e la manutenzione" dice a SkyTG24 un portavoce della società, mentre "il controllo dei locali" non spetterebbe a Air Liquide.

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