Torino, Musy fuori pericolo. È sempre caccia all’aggressore

Il consigliere comunale di Torino dell'Udc, Alberto Musy, in ospedale dal 21 marzo
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Il consigliere comunale ferito in un agguato il 21 marzo si sta riprendendo anche se i medici delle Molinette fanno sapere che i tempi di recupero restano incerti: “Ha riportato danni cerebrali”. E un testimone rivela: “Ho visto l’uomo che ha sparato”

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(in fondo all'articolo tutti i video sull'agguato a Musy)

Alberto Musy
è fuori pericolo. A confermarlo sono i medici dell’ospedale Le Molinette di Torino, dove il consigliere comunale dell'Udc è ricoverato dal 21 marzo scorso, quando è stato ferito a colpi di pistola in un agguato nell'androne della sua casa, nel centro del capoluogo piemontese.

I valori verso una normalizzazione
- La Tac effettuata su Musy, "ha evidenziato - spiega Mario Illengo, responsabile della Neurorianimazione delle Molinette - una iniziale lieve riduzione dell'edema cerebrale. L'esame ha permesso di rilevare una normalizzazione dei valori di pressione intracranica. Musy viene comunque mantenuto in coma farmacologico e in stato di respirazione assistita".
Nella mattinata di lunedì 2 aprile il consigliere dell'Udc è stato sottoposto ad un intervento di tracheotomia, "procedura standard - ha detto il neurochirurgo - per quei pazienti che si prevede possano richiedere ventilazione prolungata nel tempo".

I medici si riservano la prognosi - La prognosi resta riservata per quanto riguarda l'entità dei danni neurologici subiti, i tempi e la qualità del recupero. “Non siamo in grado - ha spiegato Illengo - di prevedere quanto sarà lungo il recupero. Abbiamo superato una prima fase critica, ma in ogni caso da ora si parla di settimane o di mesi. Il paziente - ha concluso - ha sicuramente subito danni neurologici, ma non siamo ancora in grado di stabilire quali. I prossimi passi saranno la ripresa di autonomia respiratoria e di coscienza".

Proseguono le indagini, anche a Novara - Intanto prosegue senza sosta l’attività degli investigatori che stanno ancora cercando l’autore dell’aggressione a Musy, nonché il movente. Negli ultimi giorni si è appreso che le indagini si sarebbero spostate anche a Novara, tra gli ambienti accademici dove Musy insegna diritto comparato. La polizia ha ascoltato i vertici dell'Ateneo, che hanno messo a disposizione ogni documento cartaceo o informatico utile per ricostruire i contatti del professore.

Un testimone: “Ho visto l’aggressore, ora ho paura” - Pochi giorni fa invece è spuntato un testimone dell’aggressione. L’uomo, che in via Palestro avrebbe visto l’autore dell’agguato, ha confessato al quotidiano La Stampa di non sentirsi sereno: "No. Adesso non sono affatto tranquillo, diciamo semplicemente che ho paura. L'ho visto bene, a  pochi metri di distanza da me; l'ho tenuto d'occhio per almeno un  quarto d'ora e lui mi ha visto, si e' accorto che lo stavo guardando. Poi l'indomani ho letto i giornali e ho capito che era proprio lui  l'uomo che ha sparato a quell'avvocato".
"Aveva un atteggiamento strano: direi, in modo più preciso,  molto sospetto - ha detto - Ho pensato addirittura che stesse per fare una rapina a un negozio o qualcosa del genere. Andava avanti e  indietro sul marciapiede, visibilmente nervoso, e tutto è durato  almeno venti minuti buoni. L'ho tenuto d'occhio, l'ho osservato bene,  l'impermeabile scuro, il modo di allacciarlo e il foulard o una  sciarpa sul collo, seminascosto dalla parte inferiore del casco che  gli nascondeva completamente il volto, non posso dire nulla sulla sua  fisionomia, sui lineamenti, niente di niente", ha aggiunto. "Aveva in mano una specie di plico di colore chiaro, una busta  o una scatola di cartone, forse un giornale anche, lo teneva in una  mano non si poteva capire cosa contenesse", ha concluso.

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