La sorella di Lea Garofalo: “E’ stata fatta giustizia"

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Così la famiglia della testimone anti-‘ndrangheta sequestrata, uccisa e sciolta nell’acido, commenta a SkyTG24 la sentenza di primo grado che ha condannato all’ergastolo l’ex compagno della vittima e altri 5 imputati. AUDIO

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“E’ stata fatta giustizia, per lo meno in primo grado. Speriamo che la sentenza venga confermata anche in secondo e terzo grado”. Così Marisa Garofalo, la sorella di Lea, la testimone di giustizia anti-‘ndrangheta sequestrata, uccisa e sciolta nell’acido tra il 29 e il 30 novembre del 2009, commenta a SkyTG24 la decisione della Corte d'Assise di Milano che ha condannato al carcere a vita l'ex compagno della donna e gli altri 5 imputati. “Certo, vorrei che mia sorella fosse viva. Ma sono contenta per il verdetto”, aggiunge. Un anno dopo la morte della sorella, Marisa Garofalo aveva denunciato a SkyTg24: "Lea è stata usata e poi abbandonata e buttata nella spazzatura. Lasciata in mezzo alle bestie"

Anche per la figlia ventenne di Lea Garofalo, Denise, è stata scritta “una pagina di giustizia e verità”, come ha affermato in una nota diffusa dal suo avvocato. Nel dettaglio i giudici hanno deciso il carcere a vita per Carlo Cosco, l'ex compagno di Lea che ha perso anche la patria potestà su Denise, per i suoi due fratelli Vito Sergio Cosco e Giuseppe Cosco e per gli altri tre complici Carmine Venturino, Massimo Sabatino e Rosario Curcio. Per i primi 2 anni di isolamento diurno, 1 anno per gli altri 4. L'ex convivente di Lea, che non ha avuto reazioni alla lettura del dispositivo, ha provato fino all'ultimo a difendersi: "Questo omicidio non l'ho commesso mai, mai, mai". Tutti sono stati condannati anche a risarcire con 200mila euro la figlia della donna, Denise, con 50 mila euro ciascuna la madre e la sorella.

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