Chiude "Il Riformista", addio al quotidiano arancione

L'ultima prima pagina del Riformista
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L'assemblea dei soci ha deciso di affidare a un liquidatore l'amministrazione della cooperativa e di sospendere la pubblicazione. I redattori: “Scelta inaccettabile e gravissima”. L’amarezza del direttore, Emanuele Macaluso: "Non ce l'abbiamo fatta"

Il Riformista chiude. Venerdì 30 marzo è uscito in edicola l'ultimo numero. La solidarietà è bipartisan ma l'addio è amaro per una voce che l'informazione italiana vede venir meno in un momento di forte crisi per il settore editoriale.

L'ultimo editoriale del direttore: "Non ce l'abbiamo fatta" -
"Con grande amarezza vi diciamo che tutti i tentativi fatti per salvare il salvabile, non hanno avuto esito positivo. L'assemblea dei soci, quindi, ha deciso di affidare a un liquidatore l'amministrazione della cooperativa e di sospendere la pubblicazione del giornale", scrive il direttore Emanuele Macaluso nell'ultimo editoriale. E spiega: "comunque vadano le cose, da oggi non sarò più il direttore di questo giornale". Nel suo lungo e amaro editoriale si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe: "dispiace che in un momento difficile per il giornale, e amarissimo per me, ci sia stato qualcuno che in redazione con il suo agire scorretto mi ha costretto a chiudere in modo brusco il mio impegno che ho profuso con disinteresse e passione. Infine, voglio ribadire che non ce l'abbiamo fatta, anche per ragioni politico-editoriali, per nostre, soprattutto mie, deficienze. Non ce l'abbiamo fatta, come ho detto in altre occasioni, anche perché chi poteva darci una mano, soprattutto il movimento cooperativo con la pubblicità che concede a destra e a manca, ma anche il sindacato, non ce l'ha data. E' un segno dei tempi. Ma non mi arrendo".

L'assemblea dei redattori: "Inaccettabile e gravissima la liquidazione" -
I giornalisti della testata, riuniti in assemblea per tutta la giornata di giovedì 29, hanno preso atto "con profondo rammarico e completo dissenso della decisione votata a stretta maggioranza dall'Assemblea dei soci di procedere alla liquidazione immediata della cooperativa che edita questo giornale e alla immediata sospensione delle pubblicazioni. Rendiamo noto che tre giornalisti su sette membri hanno votato contro. L'assemblea di redazione giudica inaccettabile e gravissimo l'atto di liquidazione che, di fatto, rende difficile l'interessamento di possibili acquirenti. Chiediamo ai vertici di Fnsi, di Stampa romana, dell'ordine dei giornalisti, al mondo politico, alle forze sociali, agli intellettuali che hanno scritto sul nostro giornale e a tutti i nostri lettori di tenere ancora accese le luci e l'attenzione sulle sorti di questo quotidiano". A loro volta Fnsi e Asr chiedono che "la gestione della liquidazione amministrativa del giornale non si limiti a meri atti di chiusura contabile ma cerchi in ogni modo di recuperare questa partecipazione, fatta di sacrifici, ricercando ogni strada perché una nuova compagine editoriale porti al più presto alla ripresa delle pubblicazioni".

La solidarietà dei politici -
Molta la solidarietà, e bipartisan, nei confronti della testata, a partire da quella del presidente della Camera Gianfranco Fini che su Twitter scrive: "con la chiusura del Riformista viene meno una voce libera e autorevole. Sono vicino alla redazione e a tutti i lavoratori". Il presidente dell'IdV, Antonio Di Pietro dice che "la chiusura di un giornale è una voce in meno in democrazia e rappresenta un brutto colpo per l'informazione". Solidarietà dagli uffici stampa del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia Libertà. Dal Pd parla anche il responsabile comunicazione Matteo Orfini, secondo il quale la chiusura "è una sconfitta per tutti". "Chiude il Riformista e nessuno è riuscito a metterci una pezza. Peccato", dice il deputato dell'Udc, Roberto Rao. "Se ci fosse mercato - aggiunge - tanti bravi colleghi sarebbero assunti in altre testate. Se ci fosse mercato, forse, Il Riformista non avrebbe chiuso". Quanto al Pdl, parla Anna Maria Bernini, portavoce vicario del partito: "Quando si spegne una voce, si impoverisce lo spazio di libertà, e chiude "spiace davvero tanto pensare che da domani questi giornalisti un po' impertinenti ci criticheranno un po' di meno".

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