A Roma i funerali di Michele Silvestri, morto in Afghanistan

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"Si sentiva un operatore di pace" ha detto monsignor Pelvi durante l'omelia per le esequie del sergente ucciso in un agguato nel Gulistan. Nella basilica Santa Maria degli Angeli, oltre ai famigliari e ai militari, anche il capo dello Stato Napolitano

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Un "operatore di pace", che "distribuiva cibo alla povera gente". Con queste parole, l'ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, ha voluto ricordare nella sua omelia il sergente Maggiore Michele Silvestri, la cinquantesima vittima italiana in Afghanistan, ucciso sabato 24 in Afghanistan da un colpo di mortaio nell'attacco ad un avamposto nel Gulistan. Presente ai funerali solenni, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha abbracciato i parenti affranti del soldato: la moglie Nunzia, i genitori, Teresa e Antonio, i fratelli Fortunato ed Anna. E' invece rimasto a casa a Monte di Procida (Napoli) Antonio, il figlio di 8 anni del sergente, troppo piccolo per assistere alla cerimonia.

Il feretro è atterrato con un C130 - La salma di Michele Silvestri è arrivata a Roma a bordo di un C130. Il feretro, avvolto nel tricolore, è stato portato a braccia da sei commilitoni del 21esimo Genio guastatori di Caserta in un silenzio rotto solo dal pianto dei familiari di
Michele: la moglie Nunzia, la madre Teresa, il fratello Fortunato e la sorella Anna, sostenuti da un team di psicologi dell'Esercito.
Nel pomeriggio i funerali solenni. La basilica era gremita: tanti i militari presenti, ma anche gente comune. Tra le autorità, oltre a Napolitano e Di Paola, il presidente del Senato, Renato Schifani, il presidente della Consulta Alfonso Quaranta, i ministri Elsa Fornero, Pietro Giarda, Corrado Passera, il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La bara, portata a spalla dai commilitoni, è stato deposta di fronte all'altare; sopra, una foto del soldato, il berretto ed una Bibbia.
E' toccato poi a monsignor Pelvi ricordare Michele, che "si sentiva e resta un operatore di pace. Pattugliava le strade e distribuiva cibo alla povera gente, difendeva i quartieri dall'attacco di terroristi, accogliendo i bambini nei fortini; fermava i trafficanti di armi e ripristinava acquedotti distrutti dalla guerra, convinto che la pace si costruisce persino con un pezzo di pane e una scuola che riapre".
Nel corso della funzione, al momento dello scambio del segno di pace, Napolitano ha lasciato il suo banco per andare a consolare i familiari del militare. La scena si è ripetuta alla fine della cerimonia, sul sagrato della basilica. Il feretro è partito quindi alla volta di Monte di Procida, dove martedì 27 si svolgerà l'ultimo rito funebre.

Ancora gravi Monica Graziano Contraffatto e Carmine Pedata - Silvestri è rimasto ucciso in un attacco a una base avanzata degli italiani nel Gulistan, nella Regione Ovest, in cui sono rimasti feriti cinque commilitoni. Intanto, restano gravi, ma "non in pericolo di vita", Monica
Graziano Contraffatto e Carmine Pedata, due degli altri cinque militari rimasti feriti nell'attacco: "Sono stati trasferiti - spiega il colonnello Vincenzo Lauro, portavoce del contingente italiano a Herat - per preparare il viaggio per la Germania", nella base di Ramstein. I 4.200 italiani sono nell'ovest dell'Afghanistan, un'area grande quanto il nord Italia. "E' un'area molto delicata", ammette Lauro, "il pericolo è costante e dobbiamo essere pronti a tutte le esigenze".

Sono 50 le vittime della missione in Afghanistan -
Dal 2004 hanno perso la vita in Afghanistan 50 tra militari e 007 italiani (GUARDA LE FOTO), 31 dei quali nell'esplosione di ordigni e in scontri a fuoco, gli altri per cause naturali e incidenti mentre in un caso si è trattato di suicidio. Intanto il 26 marzo, nel Sud del Paese, due militari Nato sono stati uccisi da un uomo con indosso l'uniforme dell'esercito afghano.

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