San Raffaele, "da Degennaro soldi per Cal in una valigetta"

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Secondo uno degi indagati nell'inchiesta sull'ospedale milanese i due imprenditori finiti al centro dell'indagine di Bari avrebbero consegnato in dverse occasioni denaro in contante al vicepresidente dell'Istituto

Il nome dei fratelli Degennaro, arrestati in un'inchiesta sugli appalti a Bari e sullo scandalo che ha riguardato l'amministrazione comunal epugliese, finisce nell'inchiesta sull'ospedale San Raffaele di Milano.
Uno degli indagati nell'inchiesta milanese ha detto di aver visto uno dei due fratelli Degennaro portare in alcune occasioni dei soldi in una valigia a Mario Cal, vice-presidente dell'ospedale suicidatosi lo scorso luglio. In un interrogatorio reso a novembre, Pierino Zammarchi - indagato nell'inchiesta milanese sull'ospedale privato - disse di aver visto uno dei due fratelli - Daniele e Gerardo Degennaro- "portare soldi in valigia a Cal" in cinque o sei occasioni.

I pm milanesi indagano sul buco da un miliardo e mezzo di euro della Fondazione ospedaliera - che conta quasi 4.000 dipendenti - seguendo varie tracce, tra cui quella delle presunte sovraffatturazioni nel pagamento dei fornitori, con la costituzione di fondi neri che sarebbero stati affidati all'uomo d'affari Pietro Daccò.

Chi è Mario Cal - Mario Cal è stato vicepresidente del San Raffaele ed è morto suicida nel luglio scorso. Quando, nell'interrogatorio del 20 dicembre scorso, i pm chiedono all'ex direttore finanziario dell'ospedale Valsecchi, ora agli arresti domiciliari per associazione per delinquere e bancarotta: "Sa se De Gennaro (nel verbale è sempre scritto così, invece di Degennaro, ndr) abbia consegnato soldi a Cal?", l'ex direttore amministrativo risponde: "Non lo sapevo. Prendo atto delle dichiarazioni rese da Pierino Zammarchi".

La vicenda dei parcheggi - Dagli atti dell'inchiesta barese sugli appalti che il 13 marzo scorso ha portato all'arresto di Daniele e Gerardo Degennaro emerge che la Dec ha realizzato il parcheggio interrato dell'ospedale San Raffaele di Milano. Una volta costruito, il parcheggio doveva essere venduto. Il prezzo iniziale era 41 milioni di euro, proposto poi ai possibili compratori a 45-46 milioni di euro. Nei 132 faldoni dell'inchiesta barese vi sono le telefonate intercorse tra il 2007 e il 2008 tra Daniele Degennaro e tale 'Amedeo', che fanno riferimento alle trattative in corso tra i Degennaro e la Saba Italia spa per la vendita dei parcheggi realizzati e realizzandi.
Il prezzo del parcheggio San Raffaele - riassume la Guardia di finanza nell'informativa conclusiva - non era più di 41 milioni di euro ma di 45/46 milioni, proprio in virtù del fatto che il parcheggio che aveva problemi era quello di piazza Giulio Cesare", a Bari.
"Del resto, i potenziali acquirenti, a dire di Degennaro - annotano gli investigatori - erano ben consci di pagare un prezzo inferiore per il parcheggio di San Raffaele per tre o quattro milioni di euro rispetto al suo valore effettivo ed un prezzo superiore, per la stessa cifra, per il parcheggio di Piazza Giulio Cesare".
"A tal proposito Daniele Degennaro - è scritto negli atti - diceva testualmente ad Amedeo: 'Cioè, c'è un problema che io mi voglio togliere davanti alle palle Giulio Cesare ed insieme a Giulio Cesare mi tolgo il San Raffaele. Punto! Questo è il concetto. E' chiaro che chi viene a comprare, sa che sul San Raffaele sta dando 4 milioni in meno, o 3 milioni in meno, e su Giulio Cesare sta dando 3 milioni o 4 milioni in più. Ho finito"'.

La società "Coscera" - I pm chiedono conto inoltre a Valsecchi di alcuni "pagamenti a Saint Premier Mont", che, secondo Valsecchi, è una "società svizzera" riferibile a tale "Coscera". Questa società, chiarisce Valsecchi, "aveva fatto un contratto per individuare De Gennaro. Quando la Fondazione (San Raffaele, ndr) iniziò a pensare alla costruzione del Dibit 2 (il Dipartimento Universitario di Medicina Molecolare del San Raffaele, ndr), ci fu una trattativa con la società austriaca Vamed, abortita. Fu così che Coscera - ha proseguito - il responsabile di Saint Premier Mont ci presentò De Gennaro. La sua Dec si prese l'incarico di trovare il finanziatore. Sia la Fondazione che Dec pagarono una doppia 'fee' a Coscera".
Nacque anche un contenzioso, spiega ancora Valsecchi, "perché De Gennaro sostenne che non doveva nulla a Coscera perché non era stato questo a presentarlo alla Fondazione. Non so chi avrebbe presentato De Gennaro alla Fondazione al di fuori di Coscera".
Valsecchi sostiene inoltre: "La prima volta che ho visto De Gennaro me lo ha presentato Coscera".

I pagamenti dalla Fondazione - In un altro passaggio dei verbali, con molti omissis, l'ex direttore del San Raffaele spiega anche che "Coscera è stato anche retribuito per l'intermediazione sul Dibit 2, per aver presentato all'ospedale il costruttore De Gennaro della Dec disponibile a finanziare l'operazione".
Anche in questo caso, si legge ancora nel verbale, "Coscera fu pagato dalla Fondazione tramite Sain Premier Mont e mi disse che Cal gli aveva chiesto una retrocessione". Il meccanismo delle 'retrocessioni' di contanti è al centro dell'inchiesta: secondo l'accusa, infatti, alcuni fornitori e alcuni soggetti in rapporti d'affari con l'ospedale sovraffatturavano i costi ai danni delle casse del gruppo e 'retrocedevano' poi soldi in contanti ai vertici del San Raffaele, i quali li giravano all'uomo d'affari Dacco' che gestiva i 'fondi neri', occultandoli.

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