Agguato a Musy, si indaga sulla vita privata e professionale

Alberto Musy
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Mentre restano gravi le condizioni del consigliere comunale di Torino, freddato con alcuni colpi di pistola sotto casa, gli investigatori sono al lavoro per risalire al killer e al movente dell’aggressione. Giudicata poco plausibile la pista terroristica

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La vita privata, la vita professionale, la vita politica: niente viene trascurato nelle indagini sul ferimento del consigliere comunale Alberto Musy. Gli investigatori della squadra mobile e della Digos sono al lavoro per mettere insieme i tasselli di un puzzle che si può guardare da tante angolazioni. La pista dell'agguato di stampo terroristico non viene trascurata ma è giudicata poco plausibile: manca una rivendicazione e le modalità non fanno pensare all'azione di un commando. "Al momento - conferma una fonte qualificata - non c'è alcun elemento che possa far propendere per questa tesi". Di fatto gli accertamenti si concentrano sulla sfera personale e lavorativa di questo luminare del diritto prestato alla politica.

Il killer si è finto corriere - L'orologio non ha ancora toccato le 8:30 del mattino quando sei colpi calibro 38 scuotono Torino. Uno sconosciuto, che indossa un casco integrale bianco da motociclista e un soprabito scuro, si presenta al portone della palazzina di via Barbaroux (GUARDA LE FOTO), nel cuore medievale della città, dove Musy abita con la moglie, Angelica Corporandi d'Auvare, e le quattro figlie di 12, 10, 8 e 2 anni. Al videocitofono espone un pacchetto come un corriere che deve fare una consegna, si fa aprire e si apposta nel cortile. Il consigliere, che ha appena accompagnato le tre bambine più grandi a scuola, sta tornando a casa. Non lo fa tutti i giorni: a volte va direttamente al lavoro, e questa è una circostanza che incuriosisce perché ci si chiede come facesse il killer ad essere sicuro che l'avvocato sarebbe rientrato.

Si cerca un uomo sui 40 anni - I due, in cortile, scambiano qualche parola e Musy, probabilmente, cerca anche di disarmare l'antagonista, che spara una prima volta a bruciapelo. Il consigliere è ferito, scappa per tutto il cortile poi tenta di rifugiarsi nell'androne, ma l'aggressore tira altre cinque volte: due proiettili si conficcano nel soffitto, gli altri raggiungono Musy, che si accascia al suolo. Poi il sicario si dilegua. Prima di perdere conoscenza, l'avvocato fa in tempo a dire a un vicino che "è stato un uomo di 40 anni" e alla moglie che l'aggressore gli correva dietro sparando.

Al setaccio il telefono di Musy - Dell'aggressore, nessuna traccia: è fuggito tra i vicoli e forse è montato su una moto guidata da un complice. Le telecamere di sicurezza dei numerosi negozi del quartiere lo hanno ripreso, ma il volto è nascosto dal casco integrale. Gli investigatori sperano invece di avere qualche elemento in pi- dai tabulati del telefono cellulare di Musy, che arriveranno nelle prossime ore: gli accertamenti sull'apparecchio non avrebbero fatto emergere nulla di particolare, ma chi indaga non esclude che vi possano essere tracce utili alle indagini e che magari sono state cancellate.

La Digos ha interrogato i colleghi
- Musy è uno studioso di diritto con un curriculum sterminato, ha una cattedra all'Università del Piemonte orientale e il suo studio, dove lavora con la sorella, Antonella, si è cimentato in cause civili o amministrative importantissime, di cui una è legata al dissesto dell'ente Mauriziano. Ha difeso grandi aziende su questioni sindacali e di tutela del marchio, o grandi banche dalle azioni legali dei consumatori (in un caso si trattava di possessori di bond argentini). Anche per questo la Digos si è precipitata subito dai colleghi dell'avvocato per cercare di capire se si è trattata della vendetta di qualcuno scontentato dai tribunali. Nel pomeriggio, invece, gli investigatori della squadra mobile hanno ascoltato i vicini di casa, la baby-sitter e, a lungo, la signora Corporandi.

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