Acqua, l’Italia ne ha tanta ma la gestisce male

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Si celebra il 22 marzo la giornata mondiale di una risorsa troppo sprecata nel nostro Paese: ogni abitante ne usa ogni anno 152 m³, in Germania 62. E a 10 mesi dal referendum, denunciano i comitati, nessuno ha abolito gli oneri aggiuntivi in bolletta

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di Isabella Fantigrossi

L'Italia è tra i Paesi più ricchi di acqua ma è anche in testa alla classifica della mala gestione. È questo il tema principale del rapporto Ambiente Italia 2012 di Legambiente e Istituto Ambiente Italia, lanciato in occasione della Giornata mondiale dell'acqua che si celebra il 22 marzo. L'Italia - spiega il report - è tra i Paesi più ricchi di risorse idriche: la disponibilità totale è di 2.800 metri cubi per abitante l'anno, mentre l'Inghilterra si ferma a 1.300 metri e la Germania a 1.100, con una media in tutte le regioni di 400 metri cubi di disponibilità reale per abitante (10 volte in più rispetto ai Paesi del sud del Mediterraneo). Ma nonostante ciò, esistono ancora problemi di scarsità idrica nei mesi caldi, sia al sud che al nord del Paese. Secondo il Focus sullo stato dell’acqua in Italia che ogni anno l’Istat pubblica in occasione della Giornata mondiale, nel 2011 il 9,3% delle famiglie hanno lamentato irregolarità nell'erogazione. Un problema dichiarato soprattutto dalle famiglie del Mezzogiorno (17,4%), in particolare della Calabria (31,7%) e della Sicilia (27,3%). Usiamo poi troppa acqua per usi civili (per lavatrici, lavastoviglie, cucinare, ecc) – 152 metri cubi per abitante l’anno, contro i 127 della Spagna, i 113 del Regno Unito e i 62 della Germania – e troppa soprattutto per usi agricoli (il settore più idrovoro che prosciuga circa 20 miliardi di metri cubi l’anno).

L'acqua del rubinetto - Ma se da un lato gli sprechi sono alti, dall’altro gli italiani bevono ancora troppa poco acqua di rubinetto. Secondo l’Istat nel 2011 il 30% delle famiglie ha avuto al suo interno uno o più componenti che hanno dichiarato di non fidarsi del rubinetto. Un fenomeno che raggiunge i livelli più elevati in Sicilia (60,1%), Sardegna (53,4%) e Calabria (47,7%). Nel 2010 comunque il 61,8% delle famiglie italiane ha acquistato acqua minerale, una percentuale in leggero calo rispetto agli anni precedenti. Per incoraggiare l’uso dell’acqua del rubinetto, Federutility ha lanciato in occasione del 22 marzo una nuova pagina con tutte le caratteristiche e la qualità dell’acqua del rubinetto di ogni regione.

Investimenti e una nuova tariffa dell’acqua - E per risanare il ciclo dell’acqua? Secondo il rapporto di Legambiente, per coniugare l'efficienza del servizio con la tutela della risorsa idrica, servirebbero un investimento di circa 27 miliardi di euro in dieci anni per ristrutturare la rete e una rimodulazione delle tariffe in base ai consumi eccessivi. In Italia "l'acqua costa troppo poco e se ne consuma troppa. Assicurato l'accesso universale e la fornitura minima, il prezzo dell'acqua va fissato tenendo conto che si tratta di un bene scarso". La nuova tariffa dovrà cioè "garantire gratuitamente 50 litri d'acqua pro-capite al giorno, oltre i quali va definita una tariffazione progressiva che scoraggi gli sprechi".

E a un anno dal referendum? – Intanto, ormai un anno fa il referendum di giugno 2011 stabiliva, tra l’altro, l’abolizione della remunerazione in bolletta, a carico degli utenti, del capitale investito dai gestori privati. La tariffa idrica, insomma, deve prevedere la sola copertura dei costi del servizio e non altri oneri aggiuntivi. Ma dal 2011 le bollette sono diminuite? No, secondo il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua: "Oggi, a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. In altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni l’esito referendario". Proprio per questo il comitato referendario ha lanciato una campagna di "obbedienza civile" (qui l’elenco di tutte le prossime iniziative), invitando i cittadini a "obbedire" al responso del referendum, non pagando quella percentuale in più nelle bollette successive al 21 luglio 2011.

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