Open Expo: quando trasparenza vuol dire fiducia

L’attuale sezione del sito Expo 2015 non è all’insegna degli “open data”. Con il progetto “Open Expo” si promette maggiore trasparenza in tempo reale su appalti e spese.
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Tutti gli appalti e tutte le spese relative all' Expo 2015 in un sito ad hoc che non nasconde nulla ai contribuenti. E' l'idea di Riccardo Luna, ex direttore di Wired, per dare ai cittadini tutte le informazioni e garantire legalità ed efficienza

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di Raffaele Mastrolonardo

Un Expo più aperto per conquistare la fiducia dei cittadini. E' questa la ricetta proposta da Riccardo Luna, ex direttore del mensile Wired e coordinatore dell'Innovation Advisory Board di Expo 2015, per convincere gli italiani che l'esposizione universale è davvero un'occasione per rilanciare Milano e il Paese. Il tutto, ovviamente, attraverso il Web. Sì perché il succo di Open Expo, progetto annunciato dallo stesso Luna qualche giorno fa, è trasformare la manifestazione, fin qui macchiata da dimissioni e crisi politiche in una palla di vetro che non nasconde nulla ai contribuenti. Gare, appalti, consulenze, ogni aspetto economico dell'impresa troverà spazio e visibilità in una nuova area del sito ufficiale di Expo 2015 per rendicontare nel modo più accurato come vengono spesi i soldi pubblici.

Una svolta
- Secondo quanto spiega Luna a Sky.it, la nuova area dovrebbe essere online entro giugno e ispirarsi, sotto l'aspetto tecnico, al portale “open data” del Comune di Firenze. Vale a dire un misto di database, maschere di ricerca, set di dati scaricabili e visualizzazioni, magari interattive, che rendano più agevole dare un senso ai numeri e controllare l'operato di chi gestisce l'impresa. Dal punto di vista della filosofia, si tratta di una svolta rispetto all'attuale sito in cui le informazioni di tipo economico non sono facili da trovare e in molti casi sono offerte in formati che non aiutano la ricerca da parte degli utenti. Un esempio? A differenza di quanto accade sul sito dedicato all'Expo 2015 di Assolombarda, non esiste una sezione in cui siano dettagliati chiaramente gli investimenti previsti per la manifestazione. L'informazione esiste (ed è stata più volte diffusa pubblicamente) ma qui è nascosta in un documento (in inglese) non presente nella sezione denominata “documentazione ufficiale”, e rintracciabile con fatica solo attraverso una ricerca via Google. Va molto meglio per gli appalti a cui è dedicato uno spazio apposito dove sono disponibili i bandi di tutte le gare con relativi risultati e avvisi di aggiudicazione. Il problema in questo caso è che le informazioni sono affidate a documenti Pdf che non rendono agevole il ritrovamento di quanto si va cercando.

Stop al clientelismo - L'obiettivo dichiarato di Open Expo è andare oltre questa opacità. Riuscirà nell'impresa? Secondo Luna “deve” riuscirci, visto che si tratta di un modo migliore per stimolare la fiducia dei cittadini rispetto alla manifestazione e garantire legalità ed efficienza. “Open Expo – spiega - aiuterà l'esposizione in almeno due modi. Da una parte costituirà un cruscotto aggiornato in tempo reale sull'andamento dei lavori utile a chi gestisce l'evento. Dall'altra renderà più difficili i clientelismi: quando tutto è pubblico ed evidenziato sul web diventa più arduo affidare un'opera al proprio cugino. La pressione della cittadinanza sarà più forte”.
Come dimostrano le polemiche sull'aumento dei costi dei lavori per Londra 2012, destinati a superare i 9 miliardi di sterline, la trasparenza in caso di massicci investimenti di denaro pubblico non è mai troppa. E il web può essere un valido aiuto in proposito. Tra i primi a capirlo Barack Obama quando decise di lanciare Recovery.gov, sito che tiene traccia degli investimenti del piano di stimolo dell'economia che costituisce ancora un modello su come si po' usare il del web per consentire ai cittadini il controllo su come vengono spesi i soldi pubblici.

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