‘Ndrangheta: oltre 90 condannati tra cui “il capo dei capi”

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La sentenza del maxiprocesso Crimine, con oltre 120 imputati, che ha svelato il volto nuovo dell’organizzazione mafiosa: una struttura centralizzata e ramificata. Dieci anni al boss Domenico Oppedisano, considerato il “custode delle regole”

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Il tribunale di Reggio Calabria ha condannato a 10 anni di carcere Domenico Oppedisano, considerato dai magistrati il "capo dei capi" della 'ndrangheta, in un maxiprocesso con oltre 120 imputati. Il giudice per l'udienza preliminare del tribunale reggino ha condannato 92 persone in tutto, mentre ne ha assolte 34. Tra i condannati di spicco, oltre all'81enne Oppedisano, anche i boss Giuseppe Commisso (14 anni e 8 mesi) e Rocco Aquino, arrestato a febbraio scorso dopo una latitanza di quasi due anni.

La pena inflitta ad Oppedisano è dimezzata rispetto alle richieste dell'accusa, e il giudice per l'udienza preliminare non ha riconosciuto l'aggravante della transnazionalità, negando quindi che la "cupola" della criminalità organizzata calabrese imponesse la sua autorità anche a clan all'estero. Ma la sentenza di oggi, al termine del processo "Crimine", è comunque considerata in qualche modo storica perché certifica la ricostruzione degli inquirenti sull'esistenza di una struttura organizzata di comando della 'ndrangheta. Il processo nasce dall'operazione omonima avvenuta nel luglio 2010, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio e di Milano, che portò a 300 arresti e alla scoperta di interessi della 'ndrangheta sugli appalti per l'Expo 2015.

“Dalla lettura del dispositivo sulle condanne comminate si capisce che il giudice ha recepito l'esistenza di una struttura che sovrintende alle cosche. E questo è importante" ha commentato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri. Con l'operazione "Crimine", secondo gli inquirenti, è stato svelato infatti il vero volto della 'ndrangheta. Un'organizzazione unitaria e strutturata, organizzata a vari livelli e con organismi di vertice. A capo c'era appunto Domenico Oppedisano, 81 anni, che tra l'altro era il custode delle regole che tutti gli affiliati erano obbligati a rispettare.

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