Caso Boni, le accuse dei pm e la rabbia di Bossi

1' di lettura

Bufera in Lombardia e nella Lega dopo l’inchiesta che vede coinvolto il presidente del Consiglio regionale. Per la procura di Milano avrebbe intascato tangenti: "I soldi venivano consegnati al Pirellone". Il Senatur: "Vogliono sfasciarci"

Lombardia: indagato Boni - le foto

Gli altri casi giudiziari che riguardano la Lombardia:
Filippo Penati (Pd) - Prosperini (Pdl) - L'inchiesta Montecity - Loris Cereda - Mirko Pennisi (Pdl) - Nicoli Cristiani (Pdl)

“Sono sereno”. Davide Boni, il vicepresidente della Regione Lombardia indagato per corruzione dalla procura di Milano, lo ha ripetuto in tutti modi. Ma l’inchiesta che lo coinvolge rischia di “sconvolgere” anche il suo partito, la Lega Nord.
All’indomani della diffusione della notizia che il suo nome, il quarto (su cinque) dell’ufficio di presidenza del Pirellone, è finito nel registro degli indagati, il clima nel Carroccio e nella giunta lombarda di centrodestra guidata da Roberto Formigoni è teso.
“Vogliono sfasciarci”, avrebbe detto Umberto Bossi, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera in edicola mercoledì 7 marzo, che sottolinea come nel partito lumbard la tentazione di “buttarla in politica è quasi irresistibile”.
Ma Matteo Salvini, europarlamentare del Carroccio, in un’intervista a Repubblica spiega, a differenza del suo segretario, che “sembra che al momento il problema sia più giudiziario che politico. Ma è chiaro che se arrivassero altri arresti bisognerebbe ridiscutere tutto".
Poi, intervenendo a SkyTG24, si augura che i pm lavorino in fretta e lavorino bene. E aggiunge: "Conosco personalmente le persone coinvolte e mi sembra strano che possano solo aver pensato ciò che viene loro contestato". (GUARDA IL VIDEO)

Per i pm c'è "pieno coinvolgimento" - Intanto il Corriere riporta le parole poste sul decreto di perquisizione negli uffici del Pirellone dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo dal pm Paolo Filippini che vedono “pieno il coinvolgimento degli indagati Davide Boni e Dario Ghezzi (capo della sua segreteria, ndr) nella gestione degli affari illeciti e nella spartizione delle tangenti che Michele Ugliola e Gilberto Leuci hanno concordato con gli imprenditori, tra cui Francesco Monastero e Luigi Zunino, su alcune aree di Milano e di comuni limitrofi affinché gli amministratori locali, destinatari di parte degli illeciti profitti, favorissero con atti contrari ai doveri d'ufficio gli interessi immobiliari e commerciali degli imprenditori”.

I soldi consegnati negli uffici del Pirellone - Dai verbali dell’inchiesta, Repubblica rivela come l’inchiesta sia scattata proprio “per le confessioni due pentiti”. Il primo sarebbe Michele Ugliola, il secondo invece l’ex assessore del comune di Cassano D’Adda Michele Paoletti. “Entrambi hanno svelato – spiega il quotidiano diretto da Ezio Mauro – come dietro alla Tema consulting srl, società fondata dall’architetto, si nascondono false fatture con importi da 8 zeri. Gli imprenditori interessati a variazioni ai piani regolatori, a iter burocratici più snelli, hanno pagato compensi spropositati alla società, per far ottenere mazzette a Boni e al suo entourage”.
Ma non solo. I pm milanesi hanno scritto anche che “Boni e Ghezzi utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo d’incontro e per concludere accordi e consegne di soldi”.

"Un milione di euro per Boni e Ghezzi" - Sempre secondo Repubblica, inoltre, “dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni messe a verbale da alcuni indagati - tra cui lo stesso Paoletti - Boni e Ghezzi avrebbero trattato un milione di euro dal 2008 al 2010. Denaro in contanti che, come risulta dalle conversazioni telefoniche e dagli interrogatori, il presidente del consiglio regionale e il capo della sua segreteria non avrebbero intascato, ma in qualche modo sarebbe arrivato ad esponenti locali del Carroccio: si suppone per finanziare iniziative del partito in ambito territoriale”.

Attacco alla Lega da "Libero" e "Il Giornale" - Intanto mentre la Lega cerca di trovare una strategia per uscire dall’impasse, gli attacchi più forti contro il Carroccio arrivano da due giornali “ex amici”. Si tratta del Giornale, della famiglia Berlusconi, e di Libero. “Lega ladrona”, titola il primo virgolettando l’accusa dei magistrati e facendo il verso a un celebre motto della Lega, appunto “Roma ladrona”. “Un altro pirla nella Lega Nord”, è invece il titolo scelto dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.
La Padania, il giornale del Carroccio, non ha nessun riferimento al caso Boni in prima pagina. Mentre il suo ex direttore, Gianluigi Paragone, ora a Libero, scrive: "La Lega bossiana sembra una bevuta di Coca Cola sgasata, senza più bollicine, costretta a sbraitare perché non ha più né il fiato né le gambe per star dietro alla protesta di un Nord ancora affamato di risposte".

Leggi tutto