Lombardia: indagato Boni, presidente del Consiglio regionale

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Esponente della Lega Nord, è inquisito per corruzione nell'ambito di un'inchiesta per un giro di tangenti a Cassano d'Adda da un milione di euro. "Sono estraneo ai fatti" il suo commento. Per gli inquirenti parte del denaro sarebbe andato al Carrroccio

Il quarto indagato dell'ufficio di presidenza della Lombardia : le foto

Gli altri casi giudiziari che riguardano la Lombardia:
Filippo Penati (Pd) - Prosperini (Pdl) - L'inchiesta Montecity - Loris Cereda - Mirko Pennisi (Pdl) - Nicoli Cristiani (Pdl)

Il presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni risulta indagato per corruzione dalla procura di Milano. I fatti che lo riguardano nascono dall'inchiesta su tangenti per modificare il piano urbanistico di Cassano d'Adda, comune del milanese. I militari della guardia di finanza di Milano, su mandato del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, hanno eseguito una perquisizione negli uffici del Pirellone.

L'inchiesta: tangenti a Cassano d'Adda
- I reati contestati a Boni risalgono a quando l'esponente politico del 'Carroccio' era assessore regionale all'urbanistica e riguarderebbero una serie di irregolarità nelle concessioni per aree edificabili e nella concessione di permessi relativi a immobili e aree commerciali.
Fra i destinatari degli avvisi di garanzia emessi dai Pm di Milano Alfredo Robledo e Paolo Filippini figurano anche il suo portavoce, Dario Ghezzi (pure per lui l'ipotesi di reato è quella di corruzione) e Marco Paoletti, fino a qualche mese fa consigliere provinciale della Lega, poi sospeso e passato al gruppo misto. Tra gli indagati anche l'immobiliarista Luigi Zunino, che sarebbe stato beneficiario di alcuni interventi compiuti sul piano regolatore di Cassano d'Adda.
A puntare il dito contro Boni sarebbe stato, in particolare, l'architetto Michele Ugliola che, nell'ambito della stessa inchiesta, lo scorso maggio era finito ai domiciliari, mentre l'ex-sindaco di Cassano d'Adda, Edoardo Sala, era stato arrestato.
Ma a dare impulso alla nuova inchiesta vi sarebbero anche delle dichiarazioni di un esponente della Lega che avrebbe parlato ai magistrati di tangenti per modificare il piano urbanistico di Cassano d'Adda.

Gli inquirenti: parte dei soldi è andata alla Lega - Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Boni e Ghezzi avrebbero gestito "affari illeciti" e spartito tangenti che l'architetto Michele Ugliola e il cognato Gilberto Leuci avrebbero concordato con alcuni imprenditori, tra cui Luigi Zunino e Francesco Monastero (legato al gruppo Sile Costruzioni). Il tutto affinché alcuni amministratori locali, anche essi destinatari di parte dei profitti illeciti, favorissero gli interessi immobiliari degli imprenditori in diverse aree di Milano e dell'hinterland, soprattutto per la realizzazione di centri commerciali. In alcuni casi si tratta di progetti ancora "attuali". Boni, in particolare, avrebbe ricevuto, tra il 2008 e il 2010 quando era assessore regionale all'Edilizia e al Territorio, buste di contanti anche nei suoi uffici in Regione. Mazzette per un totale di oltre un milione di euro, tra soldi promessi ed effettivamente versati, finiti anche nelle mani di Ghezzi e che sarebbero andati non nelle tasche dei due ma - questa è l' ipotesi degli inquirenti - a finanziare in ordine sparso le iniziative estemporanee della Lega, attraverso esponenti locali. È per questo che i pm stanno valutando anche la possibilità di contestare il reato di finanziamento illecito ai partiti. Un quadro accusatorio che intende far luce su una sorta di 'sistema Lega', che non tocca però via Bellerio, ma basato su un metodo di 'rastrellamento' e di 'distribuzione' di profitti illegali, accomunato nei corridoi della Procura al vecchio meccanismo di 'tangentopoli'.

"Sono totalmente estraneo ai fatti" - "In relazione ai fatti oggi contestati anticipo sin d'ora la mia totale estraneità - ha riferito ai cronisti Boni, dopo che gli è stato notificato l'avviso di garanzia - confermo la mia piena disponibilità a chiarire la mia posizione". Boni ha poi aggiunto su Twitter : "Vi ringrazio tutti, appena posso vi rispondo ad uno ad uno in posta, buona serata, io non mi arrendo have a nice evening..".
Netto il commento del presidente della giunta regionale Roberto Formigoni, secondo cui "se fossero dimostrati degli atti dannosi nei confronti di Regione Lombardia, ci costituiremmo parte civile, come parte lesa".  Formigoni però sottolinea anche che occorre aspettare che la magistratura faccia il suo lavoro, proseguano le indagini e siano emessi i verdetti.

Dozzo: "Non ci sorprende l'attenzione della magistratura"
- Secondo Gianpaolo Dozzo, capogruppo della Lega alla Camera, dietro all'inchiesta della procura ci sarebbe un attacco politico alla Lega.  "Non ci sorprende che la magistratura abbia per noi un occhio di  riguardo" dice Dozzo.  "Quando un nostro deputato, Gianluca Pini,  presentò un emendamento che introduceva la responsabilità civile dei giudici - prosegue Dozzo - venne raggiunto da un avviso di garanzia  dopo appena una settimana. No, la notizia di Boni l'ho appresa dalle  agenzie e non entro nel merito, ma non mi sorprende", ribadisce.

Le parole di Dozzo:





Lombardia, Boni quarto indagato dell'Ufficio di Presidenza - Boni è il quarto indagato nell'ufficio di presidenza del Consiglio regionale in questa legislatura ( la fotogallery ). Dei cinque membri originari, eletti il 15 maggio 2010, solo uno, il segretario Carlo Spreafico (Pd), non ha ricevuto avvisi di garanzia.  Il primo a lasciare l'incarico per motivi giudiziari è stato Filippo Penati (Pd) , ex sindaco di Sesto San Giovanni, ex presidente della Provincia ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.
Si è dimesso da vicepresidente dopo essere stato indagato per tangenti in una inchiesta sulla riqualificazione delle aree ex Falck e Marelli a Sesto San Giovanni e ora fa parte del gruppo misto. Al suo posto è stata eletta lo scorso settembre come vicepresidente Sara Valmaggi, del Partito Democratico.
Dopo Penati, è toccato all'altro vicepresidente: Franco Nicoli Cristiani (Pdl) . L'ex assessore all'Ambiente e al Commercio è stato arrestato lo scorso novembre per tangenti. Scarcerato lo scorso 24 febbraio, nel frattempo si è dimesso non solo da vicepresidente ma anche da consigliere regionale, ruolo che aveva ricoperto ininterrottamente dal 1995. Nell'ufficio di presidenza ha preso il suo posto un altro consigliere del Pdl, Carlo Saffioti. L'ultimo in ordine di tempo ad essere arrestato è stato Massimo Ponzoni (Pdl), che si è costituito lo scorso 17 gennaio, rientrato dall'estero, dopo aver saputo che la Procura di Monza aveva emesso un provvedimento di arresto con l'accusa di bancarotta nell'ambito dell'inchiesta sul fallimento della societa' Pellicano. Quello stesso giorno si e' dimesso da segretario del Consiglio, dove lo ha sostituito Doriano Riparbelli. "Ringrazio per le dimissioni - aveva commentato allora Boni -, perché in questo modo l'Ufficio di presidenza può ricostituirsi completamente e ricominciare a lavorare a pieno regime". Adesso c'è chi chiede a lui di fare un passo indietro.

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