La 'Ndrangheta al Nord? "Come un alveare"

La copertina del libro edito da Rizzoli
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Boss fermati alla frontiera con migliaia di miliardi di lire, e poi sparatorie, intimidazioni e complicità inattese: in una docu-fiction edita da Rizzoli, Giuseppe Catozzella racconta il dominio invisibile e spietato della criminalità al Nord. L'ESTRATTO

di Giuseppe Catozzella

Le api arrivano, importano il loro mercato, i loro metodi, lo fanno ovunque trovino silenzio. La ’ndrangheta, una delle organizzazioni militari più efficienti mai esistite, assimilata ad al-Qaeda dall’Fbi, fa lo stesso.
È per questo che la mafia più potente e ricca del mondo, assai diversa nel suo operare dal chiasso della camorra e dall’onore chiacchierato di Cosa Nostra, ha preso casa in Lombardia.

L’ha trovata un luogo adatto e fertile in cui nidificare. La globalizzazione l’ha mossa lei, l’ha tessuta nel silenzio dell’operosità, prima ancora che si cominciasse anche solo a parlarne, che un economista le desse il nome, che un giornalista la battezzasse su un quotidiano.
È lei che, da quarant’anni, decide oggi quello che tu farai domani.
Ventiquattr’ore dopo la caduta del muro di Berlino, un boss di ’ndrangheta viene intercettato al telefono con un suo luogotenente che si trova in Germania. Gli dice solo: «Compra tutto».

L’uomo viene fermato nella sua auto con 2.600 miliardi di lire in contanti: stava per acquistare una raffineria, un’acciaieria e quote di una banca a San Pietroburgo, dopo aver attraversato la Polonia e il confine con la Russia. Come una massaia che mette in tasca qualche risparmio ed esce di casa per approfittare del primo giorno di saldi.
Quell’uomo era Salvatore Filippone, faccendiere legato a varie potentissime cosche del reggino, i D’Agostino, i Serraino-Condello-Imerti e i Piromalli della piana di Gioia Tauro.

Un altro boss viene intercettato mentre racconta di aver disseppellito più di cento miliardi di lire da un bosco e di averne trovati otto marciti, putrefatti dall’umidità e dal tempo.
Non ha fatto altro che buttarli via insieme al sacco di tela in cui erano stati sotterrati. Bruciati come se fossero niente, perché la ’ndrangheta non ha più il problema di fare soldi, ma soltanto quello di giustificare la sua ricchezza e reinvestirla in immaginario. Non si muove assecondando i ritmi del mondo, ma ne crea di nuovi, a sua misura. Come ha fatto con un’importante compagnia aerea, insospettabile: una volta al mese ha istituito un volo diretto dal Canada al piccolo scalo di Lamezia Terme, una linea invisibile, per facilitare gli spostamenti degli affiliati che fanno affari oltreoceano.
© 2011 RCS Libri S.p.a., Milano

Tratto da Giuseppe Catozzella, Alveare, Rizzoli, pp.244, euro 17,50

Giuseppe Catozzella è nato nel 1976 a Milano. Nel 2008 ha pubblicato Espianti (Transeuropa). Collabora con “L’espresso” ed è tra i curatori del portale Milanomafia. Nel 2010 ha vinto il premio Gavinelli, assegnato dall’Ordine dei Giornalisti.

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