Olimpiadi a Roma, Monti dice no: "Troppo rischioso"

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La decisione presa durante il Cdm chiamato a pronunciarsi sulla candidatura della capitale ai Giochi del 2020. Il premier: "Non possiamo assumerci un impegno che potrebbe gravare per i prossimi anni sull’Italia". Il sindaco Alemanno: "Non condivido" VIDEO

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(In fondo all'articolo tutti i video sul no a Roma 2020)

Il governo dice no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 . Dopo settimane di indiscrezioni e pressioni (da parte del sindaco Alemanno , del comitato promotore e di alcune personalità di spicco dello sport italiano ), è questa la decisione del premier Monti.
Il Consiglio dei Ministri, chiamato a ratificare questa scelta, era iniziato alle ore 13. La decisione è stata comunicata verso le 16. Fonti ministeriali riferiscono che ci sarebbe stato anche un tentativo di convincere il premier sulla possibilità di ridurre i costi dell'organizzazione. Ma senza successo.
Il premier "ha dato delle motivazioni molto chiare" sulla sua scelta di non sostenere le Olimpiadi di Roma 2020, anche se "non condivisibili": questo il commento a caldo del sindaco della capitale, Gianni Alemanno, che aveva annunciato una conferenza stampa in Campidoglio ma ha successivamente cancellato l'appuntamento con i giornalisti.
Il suo punto di vista è stato affidato quindi a una nota ufficiale . "Rinunciare ad una candidatura vincente, sostenuta da un progetto di ottimo livello tecnico e di grande sobrietà economica, significa non scommettere sul futuro dell’Italia", il pensiero del sindaco.

Monti: il governo non può assumersi questo impegno - "E' stato presentato un progetto di candidatura di Roma ai giochi olimpici di Roma 2020. Abbiamo esaminato il progetto con grande attenzione sia nelle sue parti generali, sia nella molto approfondita analisi economica", ha detto Mario Monti in conferenza stampa. "Esprimiamo grande condivisione delle linee di questo progetto che permetterebbe alla città di Roma di essere al centro della vita sportiva. Abbiamo ammirato i vari motivi di interesse di questo progetto e ci siamo rallegrati con i membri del Comitato promotore. E' un progetto che merita elogio e questo il governo desidera sottolinearlo con convinzione", ha spiegato all'inizio il premier.
Ma ha chiarito subito dopo: "Il Comitato olimpico internazionale richiede che ci sia anche una lettera del Capo del governo che faccia assumere al governo stesso un impegno di garanzia finanziaria. Il governo deve impegnarsi a coprire ogni eventuale deficit. Il nostro governo ha riflettuto profondamente su questo aspetto. Tutti i ministri hanno partecipato e dopo una discussione approfondita e sofferta siamo arrivati ad una conclusione unanime che il governo non si sente, non sarebbe responsabile di assumere questo impegno di garanzia".
"Abbiamo dovuto essere responsabili", ha aggiunto Monti. La "traiettoria dell'Italia per numerosi anni a venire può dipendere dal successo o dall'insuccesso" delle misure varate. "A seconda che il decollo funzioni o no molte cose possono cambiare. E' prematuro sganciare la cintura di sicurezza".

Il ministro dello Sport, Piero Gnudi: "Decisione sofferta":



Bersani (Pd): una scelta responsabile - "Il governo ha preso una decisione  meditata, che rispettiamo. L'importante adesso è che questa scelta  venga letta come segno di responsabilità e non di sfiducia in noi  stessi". Lo afferma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani,  commentando il no di Monti alla candidatura italiana alle Olimpiadi  2020.

Cicchitto (Pdl): un grave errore - "Reputo che la rinuncia a sostenere la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020 sia un grave errore". Lo afferma Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, che aggiunge: "Sappiamo benissimo che le Olimpiadi a seconda di come sono impostate e poi gestite possono essere un fattore di sviluppo o invece di dissipazione di risorse. A nostro avviso esistevano tutte le condizioni perché si verificasse la prima di queste due ipotesi".

Il pressing inutile della vigilia - La vigilia del pronunciamento del premier è stata convulsa , contraddistinta da dichiarazioni di speranze (e di supporto) e dalla freddezza di Palazzo Chigi. "Andiamo domani dal premier per un incontro", aveva annunciato lunedì 13 febbraio Gianni Alemanno. Ma cinque ore dopo la doccia fredda, con fonti della presidenza del Consiglio che avevano smentito l'incontro, confermato  infine dal primo cittadino, che comunque chiosava: "L'importante è la risposta".

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