Il processo Ruby va avanti, la Consulta respinge il ricorso

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Silvio Berlusconi dovrà essere processato per prostituzione minorile e concussione. La Camera sosteneva che la competenza spettasse al Tribunale dei Ministri. Bondi: democrazia dimezzata. Pd: dimostrato che l'ex premier ha usato Parlamento

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Il processo Ruby, che vede imputato a Milano Silvio Berlusconi di concussione e prostituzione minorile, può andare avanti. La Corte costituzionale bocciato nel merito il conflitto di attribuzione che era stato sollevato dalla Camera dei deputati contro i pm di Milano e contro il gip che aveva disposto il giudizio immediato per l'allora premier. La richiesta di Montecitorio alla Consulta era, infatti, quella non solo di dichiarare che "non spettava" ai magistrati di Milano procedere, mentre avrebbero dovuto trasmettere gli atti al tribunale dei ministri, ma soprattutto di annullare tutti gli atti compiuti, compreso il decreto con cui un anno fa il gip aveva disposto il giudizio immediato per l'ex premier.

Dopo la decisione della Consulta, la procura di Milano è più che soddisfatta: "Finalmente ha prevalso la forza del diritto su quella del denaro", commenta il professore Federico Sorrentino, che davanti alla Consulta ha sostenuto le ragioni dell'ufficio giudiziario guidato da Edmondo Bruti Liberati.
Molto critico invece il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, che vede nella sentenza la conferma che "ci troviamo in una democrazia dimezzata". Mentre il Pd parla di "sentenza ineccepibile" (Rosy Bindi), "esito scontato (Felice Casson) e della dimostrazione che "Berlusconi ha usato il Parlamento" (Marilina Samperi).

Secondo la Camera - che martedì 14 febbraio era rappresentata alla Consulta dal professore Roberto Nania - i pm avrebbero dovuto subito inviare gli atti del procedimento al tribunale dei ministri: non avendolo fatto avrebbero leso le sue prerogative costituzionali, impedendole di valutare la natura ministeriale del reato di concussione contestato a Berlusconi (per la ormai famosa telefonata alla Questura di Milano in cui chiese il rilascio di Ruby, fermata per un furto, sostenendo che fosse la nipote di Mubarak), ed eventualmente di negare l'autorizzazione a procedere. Una tesi respinta dalla procura di Milano, secondo cui la legge non stabilisce che per "qualunque reato" a carico di un esponente del governo si debbano trasmettere gli atti al tribunale dei ministri e quello contestato a Berlusconi è un reato "comune".
Per sapere perché i giudici costituzionali hanno bocciato le ragioni della Camera bisognerà aspettare il deposito delle motivazioni della sentenza, che potrebbero essere pronte tra venti giorni o al massimo un mese (relatore Giuseppe Tesauro).

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