Milano, Wagon Lits: "Di notte è dura ma noi andiamo avanti"

Stanislao Focarelli, salito il 3 febbraio, e Oliviero Cassini, che resiste sulla torre da due mesi
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A dirlo è Stanislao Focarelli, l’ultimo lavoratore salito sulla torre faro in stazione Centrale. Lì, da due mesi, protesta Oliviero Cassini (altri due suoi ex colleghi sono scesi negli scorsi giorni). Chiedono lavoro e il ripristino dei treni notte

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di Isabella Fantigrossi

"Noi andiamo avanti". Fuori nevica e di sera la temperatura in questi giorni a Milano scende a -10, -12 gradi. "Di notte ci dobbiamo coprire bene, con qualche maglione e qualche sacco a pelo in più, ma di certo non ci facciamo fermare dal freddo". Stanislao Focarelli, 37 anni di Paola, in provincia di Cosenza, è l’ultimo lavoratore ex Wagon Lits salito sulla torre faro della stazione Centrale il 3 febbraio. Ha dato il cambio a Beppe Gison, sceso il 21 gennaio, e a Carmine Rotatore, anche lui a terra dal 25. A due mesi esatti dall’inizio della protesta, sul bivacco a più di quindici metri d’altezza resiste solo Oliviero Cassini. Irriducibile e ancora agguerrito, nonostante le durissime condizioni meteo. "Dopo 60 giorni di protesta siamo ancora qui a rivendicare, non solo il posto di lavoro, ma anche il ripristino di un diritto costituzionale. Chiediamo di spingere perché la vertenza si risolva al più presto", urla Oliviero nel megafono a Nichi Vendola in visita in stazione Centrale. Sì, perché dalla notte tra l’8 e il 9 dicembre, quando Oliviero, Carmine e Beppe sono saliti sulla torre, nulla è cambiato. I treni notturni a lunga percorrenza sono stati aboliti e l’11 dicembre gli 800 dipendenti della ex Wagon Lits, la ditta che aveva in appalto il servizio di pulizia e manutenzione dei vagoni letto, sono stati licenziati. E perciò dopo due mesi, freddo o no, al binario 24 resiste il presidio a terra e Oliviero e Stanislao non hanno alcuna intenzione di scendere.

"Io sono sempre stato al presidio a terra", racconta Stanislao Focarelli a Sky.it. "Poi, quando Carmine e Beppe sono scesi ho deciso di salire per far compagnia a Oliviero. Purtroppo la trattativa è ferma. C’è stata fatta una promessa da Susanna Camusso di aprire un tavolo nazionale per discutere del ripristino del servizio ma per ora nulla è stato fatto. E noi qui rimaniamo. Lo facciamo per noi, per riavere il nostro lavoro, ma anche per tutti i cittadini, perché non tutti sono in grado di permettersi un biglietto per il Frecciarossa". Trenitalia ha infatti deciso che le tratte prima percorse dai treni notte a lunga percorrenza sono ora effettuate dall’alta velocità. E sull’accordo raggiunto il 30 dicembre in Lombardia per ricollocare i lavoratori della Regione, Stanislao è netto: "Quello è solo un palliativo, un modo per evitare la vera trattativa nazionale che deve riguardare, lo ripetiamo, il ripristino del servizio, non solo il reintegro dei licenziati. E comunque", continua Stanislao, "al momento nessuno ha ricominciato a lavorare. Ci sono stati dei colloqui con alcuni lavoratori lombardi ma per ora non c’è stata nessuna riassunzione".

Tra gli ultimi ad andare in visita alla stazione Centrale è stato il 7 febbraio Nichi Vendola. Il leader di Sel ha detto che per risolvere il nodo, ma soprattutto per discutere di "cosa significa rompere la spina dorsale dell’Italia", servirebbe un tavolo a cui prenda parte il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. Il leader di Sel ha ricordato ai lavoratori che il suo principale interlocutore non è il numero uno di Trenitalia, Mauro Moretti, quanto invece il Governo. "Se si cambia la storia del trasporto pubblico ferroviario, si sta cambiando un pezzo di welfare - ha detto - e di questo il Governo deve assumersi la responsabilità". Abolire i treni notturni, inoltre, "è sbagliato anche dal punto di vista economico". Senza considerare poi, ha proseguito Vendola accennando alle condizioni climatiche di questi giorni, che "nel 2012 rischiare la pelle per il diritto a lottare è insopportabile".

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