Cittadinanza, la lotta di Mohamed: "L'Italia sono anch'io"

Mohamed Tailmoun, da 33 anni residente in Italia e ancora senza cittadinanza e diritto di voto
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Continua la mobilitazione per la raccolta firme per 2 proposte di legge: l'obiettivo è riformare la procedura per ottenere il nostro passaporto e concedere il diritto di voto agli stranieri nati in Italia. La storia del fondatore della Rete G2

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di Nicola Bruno

Mohamed ha 38 anni e solo i primi cinque li ha vissuti in Libia. Poi si è trasferito con i genitori in Italia, a Roma, dove è ormai residente da 33 anni. Ha fatto tutte le scuole nella Capitale, si è laureato in Sociologia alla Sapienza e ora lavora come mediatore culturale per diverse associazioni e cooperative. “Mi sento in tutto e per tutto italiano - dice in un accento con qualche lieve inflessione romana - Ma devo ancora girare con un permesso di soggiorno in tasca”.
Mohamed Tailmoun è uno degli oltre 900.000 italiani di Seconda Generazione (così vengono chiamati gli stranieri nati nel Belpaese o arrivati quando erano minori) che ancora devono lottare per essere riconosciuti come cittadini italiani (FOTO). E che da qualche mese hanno lanciato, insieme a 18 associazioni del nostro paese, “L’Italia sono anch’io”, campagna di raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare che intendono, da una parte, riformare l’attuale legislazione sull’accesso alla cittadinanza e, dall’altra, introdurre il diritto di voto per gli stranieri nati in Italia. La campagna ha avuto un forte impatto all'interno del dibattito politico nazionale, tanto che diverse figure istituzionali di primo piano (dal capo dello Stato Giorgio Napolitano al presidente della Camera Gianfranco Fini passando per il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri) di recente hanno preso posizioni molto forti in merito.

Diritti negati - Per quanto da qualche anno sia riuscito ad ottenere una carta di soggiorno a tempo indeterminato (“se non altro mi evita tutte le trafile burocratiche del rinnovo”), Mohamed deve ancora fare i conti con una situazione da “straniero”, quando ormai “vivo, lavoro e pago le tasse qui da anni”. Una condizione che lo pone di fronte a tanti diritti negati: “Lavoro nel terzo settore da ormai più di quindici anni, ma non posso partecipare ai concorsi degli enti pubblici, perché spesso la cittadinanza italiana (o europea) è un prerequisito”. Il che vuol dire dover andare avanti a colpi di contratti a progetto (“gli unici a cui abbiamo accesso”), anche se ormai ha maturato competenze ed esperienze che potrebbero garantirgli un più sicuro posto di lavoro. “Quando ancora non avevo una carta di soggiorno a tempo indeterminato - spiega a Sky.it - ogni volta era una sofferenza per il rinnovo. Non sempre, infatti, con i contratti a progetti si riesce ad avere una continuità. Quindi ogni volta avevo il terrore di restare senza lavoro ed essere rispedito in Libia”.

Italiano per sempre
- In Libia Mohamed non vuole tornare, almeno per il momento: “È qui che ho la mia vita, i miei affetti, il lavoro che mi piace fare”. Né tantomeno ha mai pensato di spostarsi in un altro paese europeo più aperto nei confronti degli immigrati (come la Francia, ad esempio): “Sembrerà un paradosso, ma a molti di noi ragazzi di seconda generazione non ci sfiora nemmeno l’idea di andarcene dall’Italia. Questo è il paese in cui i nostri genitori hanno fatto i sacrifici per ricostruirsi una vita e garantirci un futuro. Andarsene sarebbe come un fallimento”. Quello che invece dà più problemi sono le difficoltà a spostarsi per lavoro o per turismo in altro paese: “Il passaporto libico non rende facile la concessione dei visti. Quando ero a scuola, ad esempio, mi sarebbe piaciuto andare in Inghilterra per una vacanza studio con i miei compagni. Ma la Gran Bretagna è sempre stata in rapporti difficili con la Libia. Quindi i visti non venivano quasi mai concessi”.

Niente voto
- Ma al di là di una carta d’identità che dia accesso ai concorsi pubblici e libertà di movimento, Mohamed e gli altri ragazzi di seconda generazione lottano anche per un altro diritto, quello al voto: “L’unica volta che ho votato in vita mia è stata alle superiori, per le elezioni del rappresentante d’istituto. Poi non ho mai più messo una x su una scheda, né alle parlamentari, né alle elezioni locali. E per me è un vero dispiacere. Anche perché sono da sempre molto attivo politicamente”. Nel 2005 Mohamed ha lanciato Rete G2 - Seconde Generazioni, associazione attiva su tutto il territorio nazionale che è tra i promotori di “L’Italia sono anch’io”.  Il 6 marzo 2012 scade il termine per la raccolta firme e l’Arci nazionale, altro promotore della campagna, fa sapere che si è già arrivati a 40-45mila firme. Ne mancano solo qualche migliaio per raggiungere le 50mila necessarie. E se nessuno mette in dubbio di riuscire a superare questa cifra (“il bello di questa campagna - dice Mohamed - è che è completamente apartitica, riesce davvero a unire le più diverse sensibilità del paese”), quello che ora chiedono le associazioni sostenitrici è che “dalle parole si passi ai fatti. E il Parlamento prenda seriamente in considerazione le due proposte di legge”.

Il tutto, ovviamente, deve andare di pari passo con la sensibilizzazione sociale su questi temi. A cominciare da una maggiore consapevolezza su quali sono i diritti già acquisiti. La legge stabilisce, infatti, che i figli di stranieri nati in Italia (e non quindi i minori arrivati anche un mese dopo la nascita) possano chiedere la cittadinanza al raggiungimento della maggiore età. “Il problema - spiega Mohamed - è che si deve fare richiesta entro il diciannovesimo anno, altrimenti si perde del tutto la cittadinanza. Per questo Rete G2 ha iniziato a lavorare insieme all’Anci per fare in modo che i Comuni avvisino i ragazzi stranieri nati in Italia già dai 17 anni. In molti non sanno, infatti, di avere questo diritto. Come una mia amica che è nata in Italia, ma non ha presentato richiesta entro i 19 anni. Ora anche lei è considerata straniera”.

Lo spot della campagna “Italia Sono Anch’io”



"Libera Tutti", documentario realizzato nell'ambito del progetto "Spunti di Vista 1", promosso dall'ARCI 2 con il supporto dell'Unar

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