Costa Concordia, ripartono i palombari: aperto nuovo varco

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Dopo il mare grosso che ha costretto ad interrompere le ricerche dei dispersi, migliorano le condizioni del tempo. Gabrielli: forse un anno per rimuovere la nave. Una prospettiva che preoccupa sia per i risvolti sul turismo sia per il rischio inquinamento

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Un nuovo varco, all'altezza del ponte 4, è stato aperto con delle microcariche dai palombari della Marina Militare che, complice il miglioramento delle condizioni del mare, sono tornati ad operare sullo scafo della Costa Concordia, semiaffondata e inclinata a pochi metri dall'isola del Giglio dalla sera del 13 gennaio scorso. Lo ha riferito la struttura commissariale che gestisce l'emergenza, aggiungendo che la nave è tornata ai livelli di "movimento" di due giorni fa, 1 millimetro nell'arco di sei ore, rispetto ai quattro centimetri in sei ore che ieri, domenica 29 gennaio, hanno provocato lo stop a tutte le operazioni. Il varco, aperto a 20 metri di profondità, dovrebbe consentire ai palombari di introdursi in un locale molto ampio della nave. Le attività preparatorie all'estrazione di carburante dovrebbero ricominciare a metà settimana, secondo quanto aveva detto la Smit, la società olandese specializzata incaricata da Costa.

Domenica 29 gennaio il commissario Franco Gabrielli ha comunicato che la Concordia potrebbe restare "spiaggiata" per un anno a lato dell'imbocco del porto del Giglio prima che ragionevolmente siano concluse le operazioni di progettazione e conclusione lavori della rimozione della gigantesca nave da crociera. Una prospettiva che suscita preoccupazioni sia per le prospettive economiche della località turistica quest'anno, secondo quanto detto dagli abitanti, sia per il rischio inquinamento per la riserva naturale marina.

Per il sindaco dell'isola del Giglio Sergio Ortelli, intervistato da SkyTG24 (IL VIDEO), è però "prematuro dare dei valori sui tempi perché siamo in una situazione di emergenza. Bisogna valutare prima il progetto. Comprendo che potrebbero volerci diversi mesi, ma tutto deve avvenire in un ambito che permetta di salvaguardare la stagione economica dei cittadini dell'isola". E aggiunge: "Stiamo iniziando a pensare a possibili risarcimenti. Abbiamo dei doveri nei confronti della comunità, ma è un problema che ci porremo più in là. Ora la priorità è  evitare il danno ambientale".

Sulla nave al momento ci sono ancora circa 2.400 tonnellate di carburanti e olii vari, oltre a una serie di materiali a bordo potenzialmente contaminanti: cloro, detersivi, vernici, derrate alimentari in decomposizione. Gabrielli ha anche ribadito di ritenere che il bilancio delle vittime finale sarà "ragionevolmente di 32". Finora i cadaveri recuperati sono 17 e i dispersi 16, numero che include però un corpo ancora senza un nome.

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