Oscar Luigi Scalfaro: una vita per la politica

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Nato nel 1918, diventa magistrato nel '43. Tre anni dopo lascia la toga per l'assemblea costituente. Capo dello Stato dal '92 al '99, affrontò tangentopoli e il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. LA SCHEDA

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Oscar Luigi Scalfaro era nato a Novara il 9 settembre 1918. E' stato presidente della Repubblica dal 1992 al 1999 e ha passato praticamente tutta la vita in politica.
Lasciata la toga di magistrato, indossata per la prima volta nel 1943, nel '46 fu eletto all'Assemblea Costituente. Da lì ebbe inizio una lunga carriera politica (nel quale fu più volte sottosegretario e ministro), culminata con il raggiungimento della Presidenza della Repubblica nel 1992, subito dopo la strage di Capaci, in cui a Palermo vennero uccisi i giudici Falcone e Morvillo e gli agenti della scorta.

All'Assemblea Costituente Scalfaro venne eletto nelle liste Dc, partito nel quale militò sempre. Dall'83 all'87 fu ministro dell'Interno nei due governi Craxi. Venne eletto presidente della Camera nell'aprile 1992 e un mese dopo fu eletto presidente della Repubblica, succedendo a Francesco Cossiga, con i voti espressi da Dc, Psdi, Psi, Pri, Pds, Verdi, Radicali e Rete. Lasciato il Quirinale nel 1999, è stato nominato senatore di diritto a vita.

Sin dall'inizio della sua presidenza, ha dovuto affrontare la crisi politica seguita a Tangentopoli e nel contempo, su piano economico, l'inquietante perdita della capacità di acquisto della moneta.  Nel '93 si trova a fare i conti con lo scandalo sulla gestione dei fondi del Sisde, cui replicò con un celebre discorso in Tv.

L'ex direttore amministrativo del Sisde, Maurizio Broccoletti, fuggito all'estero dopo le prime accuse rivolte sull'uso più che disinvolto dei fondi del servizio, dichiarò  che diversi ex ministri dell'Interno avevano ricevuto versamenti mensili di 100 milioni di lire utilizzati per fini "non sempre istituzionali". E tra l'altro citò direttamente proprio Oscar Luigi Scalfaro, che per qualche giorno fu ad un passo dal dimettersi. Indiscrezioni mai smentite riferirono appunto dell'intenzione, maturata in quei giorni, di abbandonare. Ma Scalfaro con poche durissime parole trasmesse in diretta tv e a reti unificate, il 3 novembre 1993, con un secco e perentorio "io non ci sto, non ci sto al gioco al massacro", ricordò  che si era provato a delegittimarlo con le bombe e ora con il "piu' infame degli scandali". (guarda il video)

Tante anche le tensioni con Silvio Berlusconi, eletto premier nel 1994, a partire dalla nomina di Cesare Previti al ministero della Giustizia. Tensione che culminò nel cosiddetto "ribaltone" del 1996 quando, dopo che la Lega di Umberto Bossi lasciò la maggioranza, Scalfaro non sciolse le camere, come chiesto dal leader del centrodestra, ma avviò le consultazioni che poi diedero vita al governo tecnico guidato da Dini.

Per favorire il giuramento e l'insediamento del suo successore Scalfaro, in anticipo sulla scadenza del mandato, si dimise il 15 maggio 1999.

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