Giglio, con l’area protetta si sarebbe evitato il naufragio

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Lo sostiene di Legambiente, che da anni chiede che si istituisca la riserva dell’arcipelago toscano. Una zona marina prevista nel 1982 che non è mai nata a causa di molti veti. Ma per il sindaco dell'isola non è così che si evitano le sciagure

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di Isabella Fantigrossi

A trent’anni dalla sua previsione e dopo il naufragio della Costa Concordia, Legambiente alza la voce e torna a chiedere al Ministero dell’Ambiente che si istituisca finalmente l’Area marina protetta dell’Arcipelago toscano. E anche su Facebook è attivo un gruppo per far conoscere la questione, di lunga data sì, ma resa oggi ancora più urgente dall’incidente della nave da crociera all’isola del Giglio.

Le Aree Marine Protette - Le Aree Marine Protette (Amp) sono state previste per la prima volta dalla legge 979 del 1982, le Disposizioni per la difesa del mare, e poi confermate nuovamente dalla legge quadro 394 del 1991. Sono aree, si legge sul sito del Ministero dell’ambiente, costituite da ambienti marini, fondali e tratti di costa prospicienti "che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono". Sono aree in cui la particolarità dell’ambiente, da salvaguardare, impone forti vincoli e regole stringenti, per esempio alla navigazione a motore. Dall’82 a oggi trenta sono le Amp istituite. Ma ce ne sono ancora 17 in fase di "prossima istituzione". Tra queste, appunto, l’area dell’Arcipelago toscano che dovrebbe comprendere le sette isole del gruppo: oltre al Giglio, anche l’Elba, Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo e Giannutri.

"Troppi localismi" - Secondo Legambiente, se il mare dell’isola del Giglio fosse già stato parte dell’Area protetta, la costa contro cui la Concordia si è scontrata, quella delle Scole, sarebbe stata in zona B – non riserva integrale ma comunque area vincolata. E dunque in un mare protetto una nave così grossa non si sarebbe certo potuta avvicinare tanto. Insomma, se le leggi esistenti già tempo fossero state applicate, probabilmente, dice Legambiente, l’incidente del 13 gennaio non sarebbe neanche accaduto. A ostacolare l’istituzione dell’area protetta nell’Arcipelago toscano, attacca l'associazione, sarebbero stati proprio quei "localismi che ancora pochi mesi fa sollecitavano gli inchini rasenti alle coste". Gli ambientalisti si riferiscono, senza citarlo, all’attuale sindaco del Giglio, Sergio Ortelli, di centrodestra, che in uno scambio di mail risalenti ad agosto 2011 con Massimo Garbarini ringraziava Costa Crociere per i passaggi vicinissimi all’isola delle navi della compagnia. Secondo Legambiente, sarebbe stata proprio l’attuale amministrazione a non volere l’Area protetta. La stessa circostanza l’ha confermata Mario Tozzi, geologo fino al 2011 presidente dell’Ente parco Arcipelago toscano, che alla Reuters ha detto: "Avevamo convinto la precedente amministrazione, il ministero aveva accettato la proposta... ma questa amministrazione ha rifiutato l'area marina protetta".

Il sindaco del Giglio: "L'area protetta non tutela l'ambiente" - Del resto, era stato lo stesso Ortelli a settembre 2011 a dichiarare, in una querelle con Greenpeace sullo stato dei fondali dell’isola del Giglio, di non volere l’area protetta perché "mira alla nascita di progetti e azioni che non vanno nella direzione auspicata della tutela". E lo stesso l'ha ribadito ora a Sky.it: "Io sono un ambientalista, sono convinto che il nostro ambiente, quello dell'isola, sia una risorsa", dice Sergio Ortelli. "Ma credo che questa legge abbia delle criticità. I vincoli che l'area protetta pone in molti casi non servono a tutelare l'ambiente ma a penalizzarlo. Inoltre questa legge espropria i sindaci, gli amministratori locali, del loro diritto di pianificare il territorio e non tiene conto, insieme al lato ambientale, di quello economico. Quando ci saranno progetti che terranno presente entrambi i progetti io sarò il primo a mettere la firma". E a chi invece sostiene che se l'area protetta fosse già stata istituita la Concordia non si sarebbe potuta avvicinare tanto all'isola Ortelli dice: "Trovo inopportuno in questo momento parlare in questi termini. Dico comunque che vicino al Giglio passano ogni giorno decine e decine di navi e non è certo un'area marina protetta che potrà impedire una sciagura ambientale".

"Riavviare l’iter istitutivo" – Invece, per Sebastiano Venneri, responsabile nazionale Mare di Legambiente, e Fausto Ferruzza, alla guida dell’associazione in Toscana, "il naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio mette tutto il Paese di fronte alla necessità del rispetto delle regole e delle norme che lo Stato Italiano si è dato, soprattutto per quanto riguarda le politiche ambientali". Come ha ricordato anche il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, continua Legambiente, "se si prevedono forme di  tutela del mare, in base a leggi nazionali, Direttive europee e accordi internazionali, queste vanno applicate e poi fatte rispettare. È esattamente quel che non sta accadendo nell’Arcipelago Toscano dove l’Area marina, pur prevista, non è mai stata istituita. Chiediamo quindi al Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, di riavviare subito l’iter istitutivo".

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