Giglio, Schettino: "Ero io al comando al momento dell'urto"

1' di lettura

Durante l'interrogatorio il comandante della Costa Concordia, in carcere con l'accusa di naufragio, omicidio colposo plurimo e abbandono della nave, ha fornito la sua versione dei fatti. Il gip di Grosseto non convalida il fermo e ordina i domiciliari

LO SPECIALE : foto, video e ultime notizie L'ALBUM: Tutte le immagini - TUTTI I VIDEO

LA CONFERENZA STAMPA
: Costa Crociere: "Un errore umano"

LA TELEFONATA - "Schettino, salga a bordo": l'audio della telefonata

(in fondo all'articolo tutti i video sul naufragio della Costa Concordia)

Il gip di Grosseto non ha convalidato il fermo del comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, che al momento si trova in carcere accusato di naufragio, omicidio colposo plurimo e abbandono della nave. Il gip ha concesso la misura degli arresti domiciliari.

Il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio ha spiegato che nell'interrogatorio di oggi, martedì 17 gennaio, Schettino "ha fornito la sua versione dei fatti, confermando che era al comando della nave al momento dell'impatto".
"La sua descrizione dei fatti non ha modificato l'impianto accusatorio dell'ufficio della procura che ha chiesto la convalida dell'arresto come misura cautelare, e il gip si è riservato di decidere", ha detto Verusio ai giornalisti.

Secondo quanto riferito dal suo legale, Bruno Leporatti, Schettino ha detto durante l'interrogatorio di garanzia di "non aver mai abbandonato la nave". E "ha rivendicato il suo ruolo nella direzione della manovra della nave dopo l'urto che ha prodotto il risultato di salvare migliaia di vite umane". Secondo l'avvocato il comandante "si è trovato uno scoglio sul percorso di navigazione". Ma se la nave si sia avvicinata troppo alla roccia o meno "sarà oggetto di valutazione, di rilievi tecnici, bisognerà vedere i dati della scatola nera".
Da una telefonata tra Schettino e la Capitaneria di Porto di Livorno , il cui audio è stato diffuso dal Corriere della Sera, un ufficiale intimava a Schettino di risalire sulla nave per gestire le operazioni di soccorso. Ma secondo l'avvocato "la nave aveva in quel momento uno sbandamento di 90 gradi: provate voi a risalire su una imbarcazione che ha uno sbandamento di 90 gradi, a meno che non vi trasportino con un elicottero".

Ascolta le parole del legale di Schettino



Secondo indiscrezioni, riportate dalle agenzie di stampa e dai quotidiani, negli attimi concitati del naufragio della Costa Concordia nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 gennaio ci fu un ammutinamento. Quando era chiaro che la nave stava naufragando, alcuni ufficiali avrebbero sollecitato il comandante Francesco Schettino a dare l'allarme e a ordinare l'abbandono della Concordia, nonché di dare avvio all'evacuazione con le scialuppe. Il comandante avrebbe tergiversato, impegnato al telefono con la compagnia e allora il suo vice, spalleggiato da alcuni ufficiali avrebbe, dato autonomamente il via alle operazioni di evacuazione. Le operazioni sono iniziate alle 22.45, quindi circa un quarto d'ora prima della comunicazione dell"abbandono nave' lanciata dal capitano Schettino alla Capitaneria di porto e fissata alle 22.58.

Leggi tutto