Adriano Sofri è libero: ha finito di scontare la pena

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L'ex leader di Lotta continua era stato condannato a 22 anni di reclusione per l'omicidio del commissario Calabresi. Per motivi di salute da alcuni anni si trovava ai domiciliari nella sua casa sulle colline fiorentine

Adriano Sofri è libero per aver finito di scontare la pena. Per l'ex leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, l'ufficio di sorveglianza di Firenze sabato ha firmato il provvedimento.

Dopo un lungo iter giudiziario, Sofri era stato condannato a 22 anni in via definitiva nel 1997, insieme a Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani, in seguito alla testimonianza dell'ex militante di Lotta Continua Leonardo Marino. Sofri si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda e non ha mai presentato richiesta di grazia. In un'intervista del 2009 al 'Corriere della Sera', pur ribadendo la sua innocenza si è assunto la corresponsabilità morale dell'omicidio.

Sofri scontava la pena ai domiciliari per motivi di salute e aveva permessi per uscire. Nel giugno del 2005 ha ottenuto la semilibertà per collaborare con la scuola Normale superiore di Pisa alla sistemazione degli archivi di Eugenio Garin e Sebastiano Timpanaro.
Colpito nel novembre 2005 da una malattia piuttosto rara, la sindrome di Boerhaave, era stato ricoverato all'ospedale Santa Chiara di Pisa e gli era stata concessa la sospensione della pena. Dimesso nel gennaio del  2006 era tornato in libertà per il periodo di convalescenza rimanente. Infine ha trascorso gli ultimi 5 anni di pena agli arresti domiciliari.

Se Sofri e familiari, lunedì 16, si sono trincerati dietro parche parole e un atteggiamento apparentemente imperturbabile - "Siamo contenti, non c'è altro da dire", è stato l'unico commento del fratello, Gianni - Bompressi non ha nascosto la gioia: "E' una notizia che aspettavo da molti anni. Adesso potremo vederci più spesso e senza troppi impedimenti. Ci siamo sentiti molte volte in questi anni. Ma ora sarà diverso".

"Ho sempre creduto - ha commentato la vedova Calabresi - che la verità e la giustizia sarebbero state il risarcimento più grande: siamo riusciti a ottenerle entrambe, grazie all'impegno di magistrati coraggiosi e scrupolosi, e le sentenze sono state rispettate. Non posso poi non notare - ha aggiunto Gemma Capra - come in questi ultimi anni le Istituzioni abbiano mostrato un'attenzione e un rispetto nuovi verso le vittime del terrorismo e delle stragi, a partire dalla celebrazione del Giorno della Memoria. A maggio saranno passati ben quarant'anni dalla morte di mio marito: oggi il Paese ha il dovere di guardare avanti - ha concluso - e io continuerò ad impegnarmi per tenere vivo il ricordo".

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