Nave naufragata al Giglio: è allerta ambientale

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Sono arrivati in Toscana i tecnici olandesi specializzati per aspirare il carburante presente nei serbatoi della Costa Concordia. Il ministro Clini su Twitter: “Massimo impegno per scongiurare ogni rischio inquinamento”

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Poteva essere anche un disastro ambientale e si lavora per scongiurare ogni possibile rischio di un danno ecologico: sono infatti già arrivati in Toscana dall'Olanda i tecnici specializzati per aspirare il carburante presente nei serbatoi della nave Costa Concordia, adagiata su un fianco davanti all'isola del Giglio dopo la collisione con gli scogli. Lo ha annunciato il direttore generale di Costa Crociere, Gianni Onorato. E intanto il Ministero dell'Ambiente ha inviato sul posto i mezzi anti-inquinamento per verificare e prevenire rischi ambientali.

Nelle cisterne della nave Concordia, come spiegato dal prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi, ci sono 2.380 tonnellate di gasolio. Svuotarle, sottolinea il geologo Mario Tozzi, ex presidente dell'Arcipelago Toscano, è fondamentale per evitare il disastro ambientale. "Anche se i serbatoi di navi di questa stazza sono ben protetti - rileva Tozzi - è importante verificare la resistenza dello scafo per poter aspirare il carburante. Altrimenti si provvederà a metterlo in sicurezza". Ma un danno ambientale, secondo il geologo, c'è già stato: "La nave, nell'impatto con lo scoglio che ha in parte trascinato con sé, ha rovinato parte del fondale per un bel po’”. Secondo Tozzi alla base del disastro c'è probabilmente una concatenazione di errori: "I sistemi radar ed elettronici o consentono una navigazione sicura - sottolinea - quindi c'è probabilmente stata una segnalazione elettronica che qualcuno non deve aver controllato. Normalmente, infatti, le rotte di navi di questa dimensione passano ad almeno tre miglia dalla costa". E un miglio, secondo l'ex presidente del Parco dell'Arcipelago Toscano, "è la distanza minima suggerita dalla costa". Non è comunque, secondo il geologo, questione di regole: "Basterebbe un po' di buon senso". Regole più severe servirebbero invece, secondo Tozzi, per le petroliere, ovviamente più pericolose a livello ambientale delle navi da crociera.

Anche per Legambiente il naufragio "solleva nuovamente seri interrogativi sul traffico delle grandi navi, passeggeri e commerciali,nel Santuario dei mammiferi Marini Pelagos e nel mare protetto dell'Arcipelago Toscano". L'associazione ricorda di aver già sottolineato "la necessità di allontanare le rotte delle grandi navi e di quelle con carichi pericolosi dalle isole dell'Arcipelago Toscano e soprattutto dai tratti di mare più a rischio o vicino alle aree protette". Intanto il ministero dell'Ambiente ha inviato quattro mezzi anti-inquinamento attrezzati con 500 metri di panne di contenimento (per circoscrivere eventuali versamenti) e 800 metri di panne di assorbimento.

Per il mar Tirreno e' il secondo episodio che mette a rischio l'ecosistema marino in poche settimane, dopo che lo scorso 17 dicembre sono stati persi vicino all'isola di Gorgona dal cargo "Venezia" dell'armatore Grimaldi Lines circa 200 fusti contenenti sostanze tossiche. Sulla questione è prevista, lunedì 16 gennaio a Livorno, una visita del ministro dell'Ambiente Clini. Lo stesso ministro, sul profilo Twitter, sottolinea che "la zona del naufragio "è in un parco naturale di valore altissimo. Il Parco dell'Arcipelago Toscano, splendido e delicatissimo". Quanto alla tutela dell'ambiente, "il nostro lavoro - aggiunge - è impegnarci al massimo con uomini e mezzi per scongiurare il rischio di inquinamento, che avrebbe conseguenze gravissime. Le navi antinquinamento sono sul posto da ieri sera, altre ne arrivano".

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