Se il vaccino fa ancora paura (ai genitori)

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Per la prof.ssa Esposito (Policlinico di Milano) "le vaccinazioni in età pediatrica hanno cambiato la storia della medicina, non si torna indietro". Ma in Rete tanti esprimono timori e dubbi. E il Veneto, unica Regione in Italia, ne ha sospeso l'obbligo

di Giulia Floris

Per la comunità scientifica internazionale hanno rivoluzionato la storia della pediatria, abbattuto la mortalità infantile, permesso di eradicare alcune malattie dalla faccia della terra. I vaccini sono uno dei capisaldi della medicina moderna e uno strumento di prevenzione che segna i primi mesi di vita della stragrande maggioranza dei bambini italiani. Quattro quelli cosiddetti obbligatori nel nostro Paese (contro il tetano, la difterite, l’epatite B, la poliomelite), cui si aggiungo quelli vivamente raccomandati (come i vaccini contro pertosse, morbillo, rosolia).

Ma nonostante la capillarità della copertura vaccinale nel Paese e la posizione convinta del Sistema Sanitario Nazionale a favore di questo strumento, esiste un piccolo segmento della popolazione che guarda ai vaccini con sospetto, considerandoli inutili e dannosi. Pediatri interessati anche a forme di cura alternative, associazioni che si battono per la libertà di scelta e per esercitare il proprio dissenso informato a non vaccinare i bambini (quella che si chiama "obiezione attiva"), o semplicemente madri e padri alle prese con dubbi e paure, spesso affidati alla Rete.

Dubbi e paure in Rete - Sono tanti infatti i genitori, soprattutto donne, con un elevato livello di istruzione, che raccontano su blog e pagine facebook timori e ansie legate ai vaccini. "Sono mamma di un pulcino di 2 mesi e mezzo. Ho già rimandato il primo vaccino ammettendo di non essere convinta e di volermi informare di più. Secondo voi posso chiedere la composizione del vaccino?" scrive ad esempio Francesca sulla pagina facebook del Comilva (Comitato liberi di vaccinare).
Mentre un'altra mamma sul suo blog si sfoga così: "I vaccini. [..] Vorrei essere una di quelle madri che si affidano al Servizio sanitario nazionale come se fosse un'amorevole tata. Vorrei essere presa da mille cose e non avere il tempo di pensare […] Ma, se solo provo a sfiorare sulla tastiera le lettere necessarie a comporre le suddette diciture, vengo investita da una serie di informazioni totalmente discordanti: i vaccini fanno vivere! i vaccini fanno morire! bambini rovinati dal vaccino! bambini salvati dal vaccino! vaccinateli! non fatelo!" .
E ancora un'utente che si firma mirtilla1972 scrive su un forum: "Anch'io sono contraria.... ma non ho il coraggio di non vaccinare e nemmeno di vaccinare....tra pochi giorni mi tocca e sto malissimo.....".

I numeri - E se la stragrande maggioranza della popolazione sotto i 24 mesi, secondo i dati del ministero della Salute aggiornati al 2009, viene vaccinata, secondo gli stessi dati è possibile cogliere una leggera flessione nel ricorso ai vaccini negli ultimi anni. Dal 2007 al 2009 infatti i bambini vaccinati per la poliomelite sono passati dal 96,7% al 96,1%, quello per l’epatite B dal 96,5% al 95,8%, quelli (raccomandati ma non obbligatori) per Morbillo, Parotite, Rosolia, dall’89,6 all'86,4%.

"Una diffidenza storica" - Un trend in lievissimo calo che si spiega, secondo il dottor Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, con una diffidenza nei confronti dei vaccini tra alcuni strati della popolazione, che non rappresenta però in assoluto una novità.  "Il limite dei vaccini – dice a Sky.it - è che si fanno per non correre rischi quando si sta bene, non sono una cura che interviene quando si è malati. Per questo già col vaiolo, a fine 700 inizio 800, insieme ai vaccini è nata anche l’ostilità nei loro confronti". "Meno circolano alcune infezioni – continua - meno fanno paura, ma per fortuna non fanno tutti questo ragionamento, sennò certe malattie tornerebbero".
L’importanza del vaccino sta infatti, tra l'altro, proprio nel suo valore sociale, aldilà di quello individuale: "E’ difficile far capire al singolo il valore dell''immunità di gregge' che ha permesso di eradicare malattie come il vaiolo".

Il dibattito sul rapporto rischi-benefici
-All’origine della diffidenza nei confronti dei vaccini, soprattutto il dibattito sul rapporto rischi-benefici. Tra le voci fuori dal coro, quella del dottor Eugenio Serravalle, pediatra pisano, secondo cui "non vi sono studi certi" sugli effetti dei vaccini sul sistema immunitario ed esiste il rischio che a lungo termine possano indebolirlo. "Quello che consiglio ai genitori - dice a Sky.it - è di non fare i vaccini a tre mesi ma di aspettare e poi di valutare caso per caso. Certamente il vaccino contro il tetano è da considerare, se il bambino può essere esposto a rischi ambientali, mentre consiglierei l’antipolio solo se si pensa di fare viaggi in Paesi a rischio". "E che senso ha – continua – vaccinare un bimbo di tre mesi contro l’epatite B, che si contrae prevalentemente per via sessuale, quando il rischio, seppur raro, è quello di complicanze neurologiche che possono portare fino alla sclerosi cerebrale?".

Una visione del rapporto rischi-benefici dei vaccini che la professoressa Susanna Esposito, direttore della Prima clinica pediatrica del Policlinico di Milano, ribalta. "Le vaccinazioni hanno cambiato la storia della pediatria, abbattuto i livelli di mortalità infantile e permesso di eradicare malattie come la poliomelite dall’Europa" dice a Sky.it. "Ma in altri paesi - continua - certe infezioni persistono e, visti anche i fenomeni migratori, non si può assolutamente abbassare la guardia". "Inoltre, "malattie percepite dall’opinione pubblica come più lievi, come ad esempio il morbillo, sono in realtà molto gravi e possono causare gravi complicanze. Mentre il rischio di effetti neurologici da vaccino si attesta, proprio nel caso del morbillo, sull’uno a centomila".

Il nodo dell’obbligatorietà
– Resta poi il nodo, cruciale, del poter sospendere o meno in l’obbligatorietà di uno strumento considerato così importante dal Sistema Sanitario Nazionale, per lasciare ai genitori la libertà di scelta.
Finora, l’unica Regione ad aver sospeso l’obbligo vaccinale è il Veneto. Una "scelta di civiltà", anche secondo la professoressa Esposito, perché accompagnata a una grande organizzazione e informazione dei cittadini, che permette di presentare il vaccino come un’opportunità e non come una costrizione. In tutte le altre regioni l'obbligo permane, anche se diverse hanno sospeso le sanzioni per i genitori che non vaccinano i figli e hanno regolamentato la pratica del dissenso informato.

Si batte per la libertà di non vaccinare, l’associazione Comilva, (Comitato liberi di vaccinare). L'avvocato Luca Ventaloro, coordinatore legale dell'associazione e esperto in Diritto familiare, minorile e sanitario, da anni porta avanti le cause di risarcimento dei danneggiati da vaccino (che hanno costituito anche un'associazione) e assiste i genitori che vogliono far valere il loro diritto all'"obiezione attiva": "In Italia abbiamo leggi avanzatissime su questo - dice a Sky.it - e sono le Regioni che applicano le sanzioni ad andare contro la legge".

Difende invece in principio dell’obbligatorietà il Dottor Rezza dell’Iss: "Personalmente ritengo che il principio dell’obbligo sollevi i genitori da una responsabilità che non spetta a loro. La libertà di scegliere non è sempre un vantaggio, ma certo il cittadino dovrebbe avere fiducia nell’autorità che prescrive l’obbligo".

Il  Piano nazionale vaccini – Molto, come detto, finora è appannaggio delle singole Regioni. Dopo il Piano Nazionale Vaccini "scaduto" nel 2007, diverse bozze sono state stese negli anni per cercare di uniformare l'offerta vaccinale nel Paese senza arrivare a buon fine. Il nuovo Piano, al momento all'esame della Conferenza Stato-Regioni, dovrebbe delineare un percorso che solo gradualmente potrà portare le Regioni a superare l'obbligo vaccinale. A patto che si raggiunga un "soddisfacente grado di maturità" dei sistemi vaccinali in termini di formazione degli operatori, capillarità dell'attività informativa, livelli di copertura sulla popolazione.

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