Wagon Lits: "Così mio marito resiste sulla torre da un mese"

Giovanna Casella, la moglie di Carmine Rotatore, alla stazione Centrale di Milano
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Da 30 giorni, tre operai protestano alla stazione Centrale di Milano, a 15 metri di altezza . "Prima facevamo una vita decorosa, poco tempo fa è arrivato l’ultimo stipendio: 420 euro", racconta Giovanna Rotatore, moglie di Carmine, uno dei lavoratori

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di Isabella Fantigrossi

"All’inizio io non ne sapevo nulla. Carmine mi aveva detto di essere a Roma. Poi mia sorella ha visto mio marito sulla torre faro di Milano al telegiornale. Allora l’ho chiamato e mi ha spiegato tutto. Forse non voleva che mi preoccupassi troppo". Giovanna Casella ricorda quei giorni di dicembre quando il marito, Carmine Rotatore, 48 anni, ex dipendente della Wagon Lits è salito sulla torre del binario 21 della stazione Centrale per protestare contro la soppressione dei treni notturni a lunga percorrenza voluta da Trenitalia. Esattamente un mese fa, l’11 dicembre, gli 800 dipendenti della ex Wagon Lits, la ditta che gestiva il servizio ferroviario dei vagoni letto, sono stati licenziati. E da allora Carmine, insieme a due suoi colleghi, Oliviero Cassini e Beppe Gison, dalla torre faro non è ancora sceso (guarda le foto della protesta). "Pochi giorni fa è arrivato l’ultimo stipendio di mio marito, 420 euro", racconta Giovanna, casalinga, che vive a Ponte dell’Olio, in provincia di Piacenza con i tre figli, di 19, 15 e 10 anni. "Fino a un mese fa facevamo una vita decorosa. Adesso ci aiuterà anche la pensione della nonna che abita con noi ma ora non sappiamo davvero che genere di vita potremo fare".

I tre chiedono di riavere il loro lavoro ma anche che Trenitalia ripristini quelle linee notturne che collegavano un capo all’altro dell’Italia. "Un servizio pubblico che le ferrovie sarebbero tenute a garantire", ci tiene a sottolineare anche la moglie di Rotatore. Intanto lassù, a 15 metri di altezza su una base di quattro metri per quattro, Carmine, Oliviero e Beppe hanno passato anche il Natale e il Capodanno. A mezzanotte del 31 mogli, figli e amici hanno mandato su con la carrucola un cesto con spumante, panettone, cotechino e lenticchie e hanno festeggiato in stazione Centrale collegati con i telefonini. Giovanna, certo, non pensava che il marito potesse rimanere sulla torre così tanto: "Quando Carmine è salito ero molto scossa. Lui stesso non mi aveva detto nulla perchè pensava che potessi angosciarmi. Sa, vivere su una torre d'inverno è dura". Su Carmine, Oliviero e Beppe hanno poche cose: i sacchi a pelo per dormire, qualche coperta e molti strati di vestiti. Per scaldarsi non possono accendere nessuna stufetta perchè c'è rischio che prenda fuoco. "E solo tre giorni dopo che è cominciata la protesta sono andata a Milano a trovarlo. Ora ci sentiamo al telefono anche dieci volte al giorno. Anche se questa volta è un po' diverso, siamo abituati a stare lontani, Carmine era sempre in viaggio sui treni", racconta Giovanna. "Sono i miei figli che non l’hanno presa bene. Solo la grande ha capito e, anzi, incoraggia mio marito a portare avanti la protesta. La piccola, invece, spesso piange e continua a chiedere al papà di scendere. Ma ora gliel'ho spiegato: il papà scenderà dalla torre solo quando lo riterrà". Giovanna ha portato a Milano i ragazzi poche volte: "Io vado in stazione anche tre volte a settimana, i miei figli saranno venuti tre volte in un mese…Di più diventa troppo dispendioso per noi", dice. "A Carmine comunque non ho mai chiesto di scendere. Io l'ho sempre detto anche a lui, fai quello che pensi sia giusto fare. Loro combattono per tutti, per gli altri 800 licenziati ma anche per i cittadini che devono riavere il servizio dei treni notte". E, come sulla torre, così si combatte a Ponte dell'Olio. Vicino a Giovanna, a pochi chilometri da casa Rotatore, abita anche Oliviero Cassini, vedovo, un altro dei tre operai in protesta: "Con Oliviero siamo amici da anni, le nostre famiglie si sono sempre frequentate. Ma ora che è sulla torre anche lui ci sentiamo ancora più vicini. Qui a casa mia tengo spesso la sua bambina e qualche volta vado a fare la spesa con la nonna che adesso si è trasferita da Oliviero". Con Silvia, invece, la moglie di Beppe "ci vediamo solo in stazione Centrale perchè loro stanno verso Pavia". "Per fortuna", continua Giovanna nel suo racconto, "sotto sono seguiti da persone straordinarie. Non pensavo nemmeno che Milano rispondesse con così tanto affetto. E io sono un po' più tranquilla". Ai lati del binario 21, da quando i tre operai sono saliti c’è un presidio permanente di colleghi e amici che si danno il cambio per curarli, fare da mangiare e dare un po’ di sostegno. "Pensi che c’è gente che sta al presidio giorno e notte, che ha lasciato da un mese la famiglia per poter seguire la protesta", racconta. "Fisicamente comunque mio marito e gli altri due stanno bene, da qualche giorno sono seguiti da un medico di Emergency che ha consigliato di fare qualche movimento per sgranchirsi un po’. E io l’ho detto ai ragazzi a terra: 'Dovete cucinare leggero!'. Io, la prossima volta che andrò a Milano, porterò una teglia di finocchi gratinati".

Il 30 dicembre scorso la Regione, Cisl, Uil, Trenitalia e le aziende Wasleels e Angel Service hanno firmato un accordo per il ricollocamento di 152 lavoratori in Lombardia. "Tutti i 152 lavoratori troveranno nell'arco massimo di 12 mesi una nuova occupazione nel settore ferroviario e degli appalti" ha spiegato la Cisl: "Chi perde un posto deve essere sostenuto e accompagnato ad una nuova occupazione concreta". Ma l'accordo ha spaccato i sindacati. La Cgil ha detto no : contesta la scelta industriale ("Tutti i treni notte avevano oltre il 70% di riempimento") e l'accordo a livello regionale ("Se l’accordo lombardo è la soluzione giusta, perché non accettano di firmarlo anche a livello nazionale?"). E la protesta prosegue, sulla torre e in tutta Italia: "Quell'accordo farsa solo con la Regione Lombardia è stata una batosta per tutti", sostiene Giovanna. "Non era certo quello che ci aspettavamo. Sono stati proposti dei contratti che scadranno tra pochi mesi. E così non abbiamo alcuna speranza per il futuro e per i nostri figli" ", dice la signora Rotatore. Il prossimo incontro con le parti sociali è previsto per il 13 gennaio, a Roma. E per ora Carmine, Oliviero e Beppe non hanno alcuna intenzione di scendere.

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