Detenuto morto a Trani. La moglie: "Peggio del caso Cucchi"

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"Mio marito non l'hanno curato, l'hanno lasciato morire senza aiutarlo", dice la compagna di Gregorio Durante, deceduto in carcere il 31 dicembre in circostanze da chiarire. Al momento ci sono 14 indagati, tra cui il direttore dell'istituto penitenziario

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"Quello che è successo a mio marito è peggio del caso Cucchi. Mio marito non l'hanno curato, l'hanno lasciato morire senza aiutarlo, con cattiveria, senza somministrargli la terapia prescritta dai medici e negli ultimi giorni di vita lo hanno ridotto a vegetare su una sedia a rotelle, con il pannolone, inebetito, non mangiava, non beveva più. E lui lo aveva detto e lo aveva anche scritto in una lettera: 'aiutami, ho paura, mi stanno facendo morire"'. E' il racconto di Virginia, una donna di 29 anni, da 15 anni compagna di Gregorio Durante, di 34 anni, di Nardo (Lecce), morto il 31 dicembre nel carcere di Trani, dove era detenuto dall'aprile scorso, trasferito dal carcere di Bari per l'eccessivo sovraffollamento.

La denuncia dei familiari -
Virginia, che è madre di due figli avuti dal suo compagno, e la mamma del detenuto morto a Trani, Ornella, chiedono giustizia non solo per loro ma anche - dicono - "per tutti i detenuti che si trovano oggi nelle stesse condizioni di Gregorio". Le due donne denunciano una situazione che ha dell'incredibile perché il loro congiunto, gravemente malato, secondo i vertici del carcere 'simulava di star male'. E sono state sempre respinte le numerose istanze presentate dagli avvocati della famiglia, Francesco Fasano e Nicola Martino, che sostenevano la incompatibilita' delle condizioni di salute di Durante con il regime carcerario.

Indagate 14 persone -
Per la morte dell'uomo al momento ci sono 14 indagati: il direttore della struttura penitenziaria tranese, Salvatore Bolumetti, e 13 medici tra quelli della Asl che si occupano del carcere di Trani e del reparto di psichiatria di Bisceglie dove Gregorio Durante era stato ricoverato dal 10 al 13 dicembre scorso proprio per l'aggravarsi delle sue precarie condizioni di salute causate dall'epilessia.

Attesa per l'autopsia - Nel pomeriggio di martedì 3 gennaio, intanto, si è conclusa l'autopsia compiuta sul corpo del detenuto e sui primi risultati C'è riserbo da parte dei consulenti nominati dalla Procura e anche dei consulenti di parte. E' necessaria, in particolare, una disamina approfondita di tutta la storia clinica dell'uomo. Ma soprattutto si dovrà chiarire se a causare la morte di Durante abbia contribuito il regime carcerario, l'isolamento al quale era stato pure sottoposto perché accusato di 'simulare' i malori, ed, eventualmente, una errata valutazione medica del suo stato di salute.

La storia di Gregorio Durante -
Gregorio Durante soffriva di crisi epilettiche associate a crisi psicomotorie a causa di una encefalite contratta nel 1995, quando aveva 17 anni. Una malattia tenuta sotto controllo negli anni grazie ad una terapia adeguata che però era stata bruscamente interrotta una volta entrato nel carcere di Trani. Dal 7 novembre 2009 Durante era in carcere perché condannato a sei anni di reclusione per uno schiaffo che, mentre era in regime di sorveglianza, aveva dato a un ragazzo, durante un diverbio avuto perché il giovane stava per fare cadere per le scale, con uno sgambetto, la compagna di Durante, Virginia, all'epoca incinta.

La lettera: "Ho paura" -
"Da quando è entrato nel carcere di Trani - racconta Virginia - gli hanno sospeso la somministrazione di un medicinale vitale: il Tolec prescritto dal neuropsichiatra Luigi Specchio degli Ospedali Riuniti di Foggia. La direzione del carcere ci ha detto che la Asl non lo passava e loro non potevano darlo, né hanno consentito che mio marito acquistasse questa medicina o che potessimo portarla noi, da fuori. Divieto assoluto. E mio marito peggiorava". "Il 4 dicembre - racconta la donna - Gregorio mi ha scritto una lettera: diceva che stava male, che aveva crisi continue, che gli era uscita la schiuma dalla bocca. Chiedeva aiuto: 'ho paura', 'venite a prendermi, vi prego', diceva".

L'ultimo incontro con la moglie -
"Il 10 dicembre - continua Virginia - sono andata in carcere, al colloquio: non mi riconosceva, girava tra la gente, nella sala, con una bottiglia d'acqua in mano e io l'ho abbracciato forte. Pochi secondi dopo ha avuto una crisi epilettica, davanti a tutti. Lo hanno trasferito, su nostra insistenza, a Bisceglie: 'suo marito - mi ha detto lì il medico - non è da reparto di psichiatria, non lo posso tenere qui, deve essere curato in un reparto di neurologia'. E il 13 dicembre è stato dimesso da Bisceglie ma è tornato in carcere". "Il 27 dicembre - racconta ancora la donna - il prof.Specchio, su nostra richiesta, lo ha visitato in carcere e ha prescritto un ricovero immediato: una istanza che è stata inviata con urgenza al magistrato di sorveglianza e al direttore del carcere. Ma non e' successo niente e mio marito è morto. Gli ultimi giorni anche gli altri detenuti avevano le lacrime agli occhi. Mio marito, per quelli del carcere, invece, simulava. Sta simulando ora, in quella bara? Qualcuno mi deve dare una risposta".

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