Detenuto morto a Trani, una decina gli indagati

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Tra loro anche il direttore del carcere e diversi medici. Secondo i familiari lo stato di salute di Gregorio Durante, deceduto il 31 dicembre, era incompatibile con la prigione. Nel 2011 sono stati 183 i decessi in cella, 66 i suicidi

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Sarebbero una decina gli indagati dalla Procura di Trani per la morte nel carcere di Trani di Gregorio Durante, di 34 anni, deceduto in circostanze ancora da accertare il 31 dicembre in una cella di isolamento. L'informativa di garanzia sarebbe stata recapitata a diversi medici e anche al direttore del carcere, con l'ipotesi di concorso in omicidio colposo. Martedì 3 gennaio verrà effettuata l'autopsia.

A scoprire il suo corpo ormai senza vita sono stati gli agenti della polizia penitenziaria nel corso di un giro di ispezione. Secondo i parenti, che hanno presentato una denuncia, lo stato di detenzione era incompatibile con il regime carcerario, per i postumi di encefalite virale che aveva colpito l'uomo in passato. L'uomo era in cella da 8 mesi per scontare una condanna a sei anni. Nel carcere di Trani ci sono 439 reclusi a fronte di 233 posti letto regolamentari.

Le sue condizioni di salute sarebbero ulteriormente peggiorate per una punizione che gli era stata inflitta: il detenuto era stato costretto a rimanere tre giorni in isolamento diurno - affermano i familiari - perché era stato accusato di aver "simulato una malattia".

"Me lo hanno ucciso - dice ora la madre, Ornella - me lo hanno fatto morire in cella da solo come un cane. Quando siamo andati a trovarlo a Natale era su una sedia a rotelle, aveva gli occhi chiusi, non parlava e si faceva persino la pipì addosso, aveva ai polsi persino i segni delle corde con le quali veniva legato al letto e mi dicevamo invece che stava simulando".

183 morti nel 2011 -
Il caso di Trani insieme a quello di un detenuto che si è tolto la vita a Torino, hanno fatto chiudere il 2011 con 66 suicidi e con 183 morti in carcere in tutto, secondo i dati che si ottengono aggiornando l'ultima rilevazione del 18 dicembre scorso di Ristretti Orizzonti. Proprio il 31 dicembre altri due detenuti hanno tentato di togliersi la vita nei carceri di Vigevano e Vasto.
Si rischia il "tracollo", "governo e parlamento trovino con urgenza soluzioni politiche e amministrative" per evitarlo, è l'appello del Sappe; e l'Osapp invoca "misure veramente risolutive, non i palliativi che lasciano le cose come stanno".

Le morti sospette in carcere - Sono diverse le morti sospette avvenute nelle carceri italiane negli ultimi anni. A partire dal 31enne Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre 2009 in un ospedale romano alcuni giorni dopo essere stato fermato dalla polizia (qui le foto choc). Sulle circostanze e le cause della sua morte è in corso un processo. Punti interrogativi anche sulla morte di Simone La Penna, scomparso a Regina Coeli nel 2009. Secondo la procura che aveva aperto un'inchiesta i medici non vigilarono in modo adeguato sulle condizioni di salute di La Penna. Anche in questo caso è in corso un processo.
Lo scorso novembre ha fatto discutere anche la scomparsa di Cristian De Cupis, 36 anni, deceduto nel reparto dell’ospedale di Viterbo. L'uomo dopo essere stato arrestato aveva riferito ai medici di essere stato pestato dai poliziotti. Ma i primi risultati dell'autopsia non hanno rivelato alcuna lesione mortale.

Il pacchetto svuota-Carceri -
Tra qualche giorno, il 4 gennaio, comincerà in Commissione Giustizia al Senato l'iter del pacchetto Severino sull'emergenza carceri. Si tratta di misure che nell'arco di un anno potrebbero far uscire dai penitenziari circa 3.300 detenuti, estendendo a 18 mesi, dagli attuali 12, il periodo di pena finale da scontare a casa per le condanne non gravi. Si calcola, inoltre, in circa 16-18 mila persone il flusso dei detenuti che, sempre da qui a un anno, non dovrebbero più mettere piede in carcere a seguito del blocco del meccanismo delle 'porte girevoli' per effetto del quale, adesso, entrano in cella, per non più di tre giorni, coloro che sono destinati al processo per direttissima. Per loro si farà ricorso alle celle di sicurezza delle forze di polizia, nelle quali andranno i magistrati a convalidare l'arresto evitando i costi delle traduzioni e l'aggravio di lavoro degli uffici.

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