In migliaia per l'addio a Don Verzè

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Si sono svolti a Illasi, in provincia di Verona, i funerali del fondatore del San Raffaele, finito negli ultimi mesi al centro di un'inchiesta giudiziaria. A rendergli omaggio, tra gli altri, l'ex ministro Fazio, Sgarbi, Cacciari e Albano. VIDEO E FOTO

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(in fondo all'articolo tutti i video e le reazioni sulla sua scomparsa)

Solitario "come tutti i geni" don Luigi Verzè, ma anche "disposto a riconoscere di aver debordato". E' il ricordo che il vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, ha voluto lasciare del controverso fondatore del San Raffaele celebrando i funerali del sacerdote veronese morto a 91 anni per una crisi cardiaca, nel pieno della bufera giudiziaria che coinvolgeva lui e i suoi collaboratori.
Per l'ultimo viaggio, Don Luigi è "tornato" a casa, nella sua Illasi, sulle colline veronesi, e qui è stato sepolto nella cappella di famiglia del piccolo cimitero comunale, in attesa che la salma ritorni a Milano per essere tumulata nella Chiesa del San Raffaele.

Un migliaio di persone hanno preso parte alle esequie; tra loro l'ex ministro Ferruccio Fazio, il filosofo Massimo Cacciari, il critico Vittorio Sgarbi (guarda le foto).
Una cerimonia nella quale il vescovo Zenti ha cercato di cesellare ogni tratto, anche il più controverso, di questo multiforme protagonista della storia della sanità e dell'istruzione in Italia, grazie all'ospedale e all'Università fondati a Milano.
"E' vissuto tra applausi che non disdegnava e grattacapi", ha detto ancora il vescovo di Verona. Una persona dotata, di "estrema complessità", ha ricordato ancora Zenti, "con il culto della razionalità e della libertà, ma nello stesso tempo guidato dalla fede ecclesiale che in lui era ben radicata".

E sulla scelta dei funerali ad Illasi, il prelato ha paragonato questa decisione come "il ritorno di un vecchio patriarca alle sue origini". Don Luigi, ha scandito il vescovo, "appartiene al clero veronese da oltre 25 anni e perciò è un mio prete. Questo per portare l'identità e la sua opera dentro l'alveo di una certa oggettività di buon senso, senza voler tessere il panegirico e lasciando che la giustizia faccia il suo corso".
E' l'unico accenno del vescovo di Verona all'inchiesta che aveva travolto Don Verzè sul quale, secondo Zenti, "si è detto di tutto, anche fuori delle righe, con una certa disinvoltura e non sempre con clemenza". Critico il giudizio del porporato verso i media che "nei quali negli ultimi sei mesi - ha detto - è scattata la voglia di squarciare il velo della complessa personalità di Don Luigi. E un tale tentativo, oltre al riconoscimento degli innegabili meriti, un po' di fango, anche troppo, l'ha buttato su di lui e sul suo operato".

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