Addio Giorgio Bocca, una vita da partigiano

1' di lettura

Lutto nel mondo della cultura. Il giornalista e scrittore, nato a Cuneo nel 1920, si è spento a Milano. Napolitano: "E' sempre rimasto coerente con quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia". IL RICORDO E L'OMAGGIO, I VIDEO

Guarda anche:
Giorgio Bocca, antitaliano tra rigore e passione. LE FOTO

De Bortoli: "Partigiano delle virtù civili italiane"
Riotta: "Un grande giornalista, un grande partigiano"
Pansa: "Aveva un carattere spigoloso"
Ferrara: "Amavo polemizzare con lui"

(In fondo all'articolo l'omaggio e il ricordo di amici e colleghi)

Il 25 dicembre, dopo una breve malattia, è morto nella sua casa di Milano Giorgio Bocca. Aveva 91 anni. Il mondo della cultura italiana perde il grande giornalista e scrittote, che nei suoi articoli e nei suoi libri ha raccontato con rigore analitico e passione l'ultimo mezzo secolo di vita italiana. Bocca inizia a scrivere da adolescente, sospende l'attività sotto le armi e la riprende alla fine della lotta partigiana. Arrivano poi le collaborazioni con L'Europeo e Il Giorno. Con Eugenio Scalfari, nel 1976, è tra i fondatori del quotidiano La Repubblica.

Il "testamento" ideale  - "Tutti quelli che fanno il giornalismo lo fanno sperando di dire la verità: anche se è difficile, li esorto e li incoraggio a continuare su questa strada". Un testamento ideale quello che Giorgio Bocca affidò alle nuove generazioni nell'aprile 2008, quando ricevette il premio Ilaria Alpi alla carriera. Un testamento anche il titolo del libro che uscirà l'11 gennaio 2012 per Feltrinelli, "Grazie no. 7 idee che non dobbiamo più accettare". Insomma Bocca rimane l'Antitaliano, come si chiama la sua celebre rubrica sull'Espresso.

Napolitano: coerente con la scelta di campo della libertà -
Appresa la notizia, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio alla famiglia nel quale ricorda la "figura di spicco del movimento partigiano rimasto sempre coerente con quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia".
"Dedicatosi subito al giornalismo di inchiesta e di battaglia civile - prosegue Napolitano - Giorgio Bocca ha scandagliato nel tempo la realtà del nostro Paese e le sue trasformazioni sociali con straordinaria intransigenza e combattività". "Con sentimenti di riconoscenza per il suo vigoroso impegno - conclude - partecipo al cordoglio della famiglia e del mondo dell'informazione".

Biografia del giornalista che ha raccontato l'Italia - Nato a Cuneo il 28 agosto del 1920, Bocca iniziò a scrivere già a metà degli anni '30 su periodici locali e poi sul settimanale cuneese La Provincia Grande. Durante la guerra si arruolò come allievo ufficiale alpino e dopo l'armistizio fu tra i fondatori delle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà. Riprese allora l'attività giornalistica, scrivendo per il giornale di GL, poi lavorando per la Gazzetta del Popolo, per l'Europeo e per Il Giorno e segnalandosi per le grandi inchieste. Nel 1976 fu tra i fondatori del quotidiano la Repubblica, con cui ha sempre continuato a collaborare.

Antitaliano tra passione e rigore  - Al suo attivo anche numerosi libri, che spaziano dall'attualità politica e dall'analisi socioeconomica all'approfondimento storico e storiografico, dalla questione meridionale alle interviste ai protagonisti del terrorismo, senza mai dimenticare la sua esperienza partigiana, in nome della quale aveva anche polemizzato di recente con alcuni tentativi di revisione critica della Resistenza e in particolare con Giampaolo Pansa. (Il ricordo di Pansa, IL VIDEO)
Tra i titoli più noti di Bocca, Storia dell'Italia partigiana (1966); Storia dell'Italia nella guerra fascista (1969); Palmiro Togliatti (1973); La Repubblica di Mussolini (1977); Il terrorismo italiano 1970-78 (1978); Storia della Repubblica italiana - Dalla caduta del fascismo a oggi (1982).
E ancora: Il provinciale. Settant'anni di vita italiana (1992); L'inferno. Profondo sud, male oscuro (1993); Metropolis (1994); Italiani strana gente (1997); Il secolo sbagliato (1999); Pandemonio (2000); Il dio denaro (2001); Piccolo Cesare (2002, dedicato al fenomeno Berlusconi, libro che segnò il passaggio di Bocca da Mondadori, suo editore da oltre dieci anni, a Feltrinelli); Napoli siamo noi (2006); Le mie montagne (2006); E' la stampa, bellezza (2008). Annus Horribilis, Milano, Feltrinelli (2010). Fratelli Coltelli (1948-2010 L'Italia che ho Conosciuto), Milano, Feltrinelli (2010).

Nella vita di Bocca c'è stato spazio anche per una breve esperienza televisiva su Canale 5, alla fine degli anni '80, con la rubrica I protagonisti. "Quando andai a lavorare a Canale 5 - raccontò in un'intervista - Scalfari disse 'Giorgio si è innamorato di Berlusconi'. E in effetti mi piaceva la sua capacità di fare la tv sul piano tecnico e organizzativo. Ma quando si mise a far politica, cambiai idea". Con l'abituale lucidità, così sintetizzava la sua biografia politica: "Sono uscito dal fascismo, sono entrato nella Resistenza a capo di una divisione partigiana di Giustizia e libertà e poi, pur essendo stato vicino al Psi non mi sono più iscritto ad alcun partito: non ho più voluto avere uno che decidesse sulla mia testa". Alle elezioni del 2008 non aveva neanche votato: "Mi ha stufato la politica com'è in Italia".

Leggi tutto