Italia, 5 milioni di persone a rischio frane e alluvioni

26 ottobre 2011. Brugnato, paese in provincia di La Spezia è stato devastato dall'alluvione che ha colpito la Liguria
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Lo rivela uno studio presentato da Legambiente in collaborazione con la Protezione Civile. A rischio idrogeologico otto comuni su dieci. Ma sono ancora poche le amministrazioni che hanno fatto qualcosa

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Sono "oltre 5 milioni le persone esposte al pericolo" derivante dal dissesto idrogeologico. E' quanto emerge dal rapporto “ Ecosistema Rischio 2011 ”, l'indagine realizzata da Legambiente in collaborazione con la Protezione civile . Il dossier (qui la versione integrale) evidenzia come siano presenti ancora ritardi nella prevenzione e nell'informazione e come la cementificazione abbia "invaso" corsi d'acqua e aree franose.
Legambiente e Protezione civile hanno monitorato le attività di prevenzione realizzate da oltre 1.500 fra le 6.633 amministrazioni comunali italiane classificate a rischio idrogeologico potenziale più elevato.
L'analisi rileva che nell'85% dei casi sono presenti abitazioni in aree a rischio, nel 56% fabbricati industriali.
Questo a sole poche settimane dalle alluvioni che hanno messo in ginocchio prima la Liguria e la Toscana e dopo la Sicilia e, in particolare, il messinese .

Solo il 29% delle amministrazioni ha fatto qualcosa
- Dal monitoraggio emerge che nelle zone a rischio ricadono abitazioni (in 1.121 comuni), fabbricati industriali (56%), interi quartieri (31%), strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali (20%), strutture ricettive turistiche o commerciali (26%).
Secondo il rapporto, "a fronte di una situazione di forte pericolo" che si stima riguardi "oltre 5 milioni di persone", soltanto il 29% delle amministrazioni (di quelle che hanno partecipato all'indagine) affermano di essere intervenute per mitigare il rischio idrogeologico. Dal punto di vista dell'informazione, nel 33% dei comuni sono state organizzate iniziative per i cittadini (esercitazioni nel 29%).
Va meglio il sistema locale di Protezione civile: l'82% dei comuni ha un Piano di emergenza in caso di frana o alluvione (aggiornato però soltanto dalla metà delle amministrazioni negli ultimi 2 anni). In circa il 70% dei casi è stata svolta regolarmente manutenzione ordinaria di opere di difesa idraulica e la messa in sicurezza di fiumi e versanti franosi.

In Italia 8 comuni su 10 sono a rischio idrogeologico
- In tutto sono 6.633 i comuni a rischio in Italia (l'82%). E in ben 5 regioni il 100% del territorio è in pericolo. Secondo il dossier sono interamente a rischio, oltre alla provincia autonoma di Trento, anche Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d'Aosta (Marche, Liguria al 99%; Lazio, Toscana al 98%). Il resto d'Italia non scende comunque al di sotto del 56% di rischio nel Veneto.
Dall'indagine emerge che quest'anno nessun comune raggiunge la classe di merito 'ottimo' sulla mitigazione del rischio idrogeologico. I più virtuosi - per aver delocalizzato, per aver svolto manutenzione, opere di difesa idraulica e messa in sicurezza, per aver predisposto Piani d'emergenza e averli divulgati - sono Peveragno (Cn), Endine Gaiano (Bg) e Senigallia (An).
Le "maglie nere" vanno invece a Bagnoli Irpino, Moschiano e Quindici (Av), Castelmassa (Ro), Biccari (Fg), Garessio (Cn), Sannicandro di Bari (Ba), Monterosso Calabro (Vv). Fanalino di coda, Lagnasco (Cn). In questi comuni le cose non vanno bene soprattutto perché è presente una "pesante urbanizzazione" e non sono state avviate sufficienti attività per la mitigazione né sul versante della manutenzione del territorio né su quello dell'organizzazione di un efficiente sistema comunale di Protezione civile.

Legambiente: "Gli italiani hanno bisogno di essere informati" - “I drammatici eventi che hanno colpito di recente Liguria, Toscana, Sicilia, Calabria - ha spiegato la direttrice generale di Legambiente, Rossella Muroni - sono solo le ultime tragiche testimonianze di quanto il territorio italiano abbia bisogno non solo di un grande intervento di prevenzione su scala nazionale ma anche di come la popolazione debba essere informata e formata ad affrontare gli eventi calamitosi. Dobbiamo lavorare, insomma, anche per affermare una nuova cultura del rischio che renda le persone capaci di evitare comportamenti pericolosi di fronte a fenomeni naturali purtroppo non più eccezionali ma intensificati, ormai con evidenza, dagli effetti dei cambiamenti del clima".
"Sul fronte del territorio poi – aggiunge Muroni - è assolutamente prioritario e fondamentale dare maggiore efficacia ai vincoli che vietano di costruire nelle aree esposte al pericolo, programmare e realizzare gli abbattimenti dei fabbricati abusivi, delocalizzare dove possibile le strutture a rischio e investire in interventi di qualità per la sicurezza”.

Il dissesto idrogeologico in Italia: il servizio di SkyTG24

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