L’Aquila, le mani della mafia sulla ricostruzione: 4 arresti

1' di lettura

Si tratta di imprenditori legati alla 'ndrangheta ai quali viene contestata l'associazione per delinquere di stampo mafioso. Al centro dell’operazione appalti milionari per la ristrutturazione privata. Sequestrati beni per oltre un milione di euro

Guarda anche:
La camorra nel business della ricostruzione dell’Aquila
Fini nel 2009: "Vigilare su infiltrazioni mafia"
Lo speciale Terremoto in Abruzzo
L'Aquila: l'album fotografico

(In fondo all'articolo tutti i video su L'Aquila)

Quattro persone sono state arrestate nell'ambito di un'inchiesta della Dda dell'Aquila riguardante infiltrazioni mafiose nella ricostruzione privata post terremoto. Si tratta di imprenditori legati alla 'ndrangheta ai quali viene contestata l'associazione per delinquere di stampo mafioso.

Al centro dell'operazione - denominata "Lypas" dal nome da una delle aziende di costruzione che sarebbero collegate alla 'ndrangheta - ci sono appalti milionari per la ricostruzione privata, soprattutto quella legata al recupero delle case più danneggiate, quelle classificate E.
Queste commesse fanno gola alle organizzazioni malavitose anche perché il finanziamento è considerato indennizzo e non contributo, non sono previste gare d'appalto quindi l'incarico può essere affidato direttamente dai condomini, attraverso il pronunciamento delle assemblee condominiali, e senza particolari reti di controllo dal momento che le aziende prescelte non devono neppure presentare il certificato antimafia.
Guardia di Finanza e Polizia hanno sequestrato quote di quattro società, otto automezzi, cinque immobili, 25 rapporti bancari, riconducibili agli indagati e alle attività commerciali a loro facenti capo, per un valore complessivo di oltre un milione di euro.

Prima dell'operazione odierna, nell'ambito della ricostruzione privata più volte la magistratura aquilana aveva lanciato allarmi e denunciato il far west, la carenza di controlli e la guerra tra aziende in atto intorno a queste milionarie commesse. L'inchiesta attuale era stata avviata diversi mesi fa dal procuratore distrettuale antimafia, Alfredo Rossigni, e dal sostituto Fabio Picuti, i quali hanno chiesto e ottenuto dal Gip Marco Billi gli ordini di custodia cautelare.
Altre inchieste - ancora in corso - erano state avviate subito dopo il terremoto per alzare il livello di attenzione sulla infiltrazioni mafiose nel cantiere piuù grande d'Europa. In particolare, anche in seguito ai rilievi sulle infiltrazioni della 'ndrangheta emersi all'Aquila, c'è stata anche l'operazione "Alta Tensione" della Procura di Reggio Calabria che ha portato all'arresto di numerose persone, tra cui il boss Santo Giovanni Caridi, sul conto del quale tra l'altro sono emersi collegamenti con società aquilane impegnate nella ricostruzione.

Leggi tutto