5 anni fa moriva Weby. Ma sul biotestamento è tutto fermo

Mina Welby, moglie di Piergiorgio, insieme a Beppino Englaro, padre di Eluana
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Nella notte tra il 20 e il 21 dicembre 2006 l'attivista venne aiutato dal medico Riccio a porre fine alla sua sofferenza. Il suo caso finì sotto i riflettori della politica. Eppure, dopo 60 mesi, la normativa sul fine-vita non è stata ancora discussa

Sono passati cinque anni dalla notte tra il 20 e il 21 dicembre del 2006, quando il medico Mario Riccio aiutò Piergiorgio Welby a morire. Ma il 'capitano', come amavano apostrofarlo gli amici sul suo blog 'il Calibano', continua ancora oggi a far discutere e resta il simbolo della lotta per la "morte dignitosa" ed il diritto al testamento biologico.
A cinque anni dalla sua morte, la legge sul biotestamento appare infatti ancora lontana. "Il 20 dicembre ricorre il quinto anniversario della morte di Piergiorgio. Sono convinta - afferma la moglie, Mina Welby - che la sua vita continui con le sue battaglie che ora sono le nostre nell'Associazione Luca Coscioni. So che avrebbe voluto vedere una legge per la depenalizzazione dell'eutanasia, del suicidio assistito e sulle disposizioni anticipate di trattamento, il cosiddetto testamento biologico. Ci ha passato il testimone in quell'ultimo pomeriggio del 20 dicembre 2006, dicendomi 'il Calibano' deve andare avanti".

Il calvario di Welby era finito sotto i riflettori per sua volontà: chiedeva pubblicamente il 'diritto ad una morte dignitosa' attraverso il distacco del respiratore che lo teneva in vita.
La distrofia muscolare lo aveva infatti colpito all'età di 20 anni e la malattia era peggiorata inesorabilmente.
Il suo caso era salito alla ribalta quando Welby scrisse una lettera-appello diretta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendo che gli fosse concesso di 'staccare la spina'. Welby aveva poi presentato un ricorso al Tribunale di Roma per ottenere l'interruzione di quello che definiva accanimento terapeutico, attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale.

Seguì una lunga polemica, che vide anche un pronunciamento del Consiglio superiore di sanità (Css) secondo cui gli interventi terapeutici nei confronti di Welby non si configuravano come "accanimento terapeutico".
Alla fine, però, Welby vince la sua battaglia: il respiratore gli viene staccato sotto sedazione e la sua 'tortura' ha fine. Viene aperta una inchiesta e sono negati i funerali religiosi.
L'auspicio oggi, per Mina Welby, è che si arrivi al più presto all'approvazione di una versione 'riscritta' del ddl sul biotestamento che, tornato in terza lettura al Senato, è attualmente al vaglio della commissione Sanità. Il problema infatti, afferma, è che il ddl "oggi in Senato non va assolutamente nella direzione giusta perché pone troppi paletti, a partire dall'impossibilità di scegliere di sospendere i trattamenti di nutrizione artificiale".

Piergiorgio, afferma Mina Welby, "avrebbe voluto una legge diversa: noi non chiediamo il diritto alla morte, ma il diritto a non protrarre sofferenze ormai insopportabili quando non vi è più alcuna terapia possibile".
Il 20 dicembre, per ricordare 'il Calibano', l'associazione Radicale Piero Welby e l'associazione Luca Coscioni terranno una conferenza stampa presso la Camera dei deputati e sarà presentato il progetto artistico 'Ora sulla mia vita decido io! per il diritto al testamento biologico', con il contributo di vari artisti che hanno voluto onorare la memoria della battaglia di Piero Welby per "l'eutanasia legale e il diritto a una morte opportuna".

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