Azzarà in Italia: "I rapitori mi hanno trattato bene"

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Il volontario di Emergency, rilasciato dopo 4 mesi di sequestro nel sud del Darfur, è stato ascoltato dai magistrati di Roma che avevano aperto un fascicolo sul rapimento. La Farnesina: nessun riscatto. Il padre: "Spero che smetta con le missioni". VIDEO

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Francesco Azzarà è rientrato in Italia e nella serata del 17 dicembre ha riabbracciato i genitori. Il cooperante di Emergency rilasciato dopo quattro mesi di sequestro nel sud del Darfur è arrivato alle 6 di sabato 17 all'aeroporto di Ciampino ed è stato subito accompagato in una caserma del Ros per essere sentito dal pm Elisabetta Ceniccola che ha paerto un'inchiesta sul sequestro, poi è partito per la Calabria dove abitano i familiari.

"Mi hanno trattato bene" - "Sto bene, sono ancora in viaggio. Devo ancora incontrare la mia famiglia, sto ritornando adesso a casa. Ci sono state situazioni particolari ma compatibilmente con quello che succedeva sono stato trattato abbastanza bene" le prime parole che Azzarà, ha detto a Che tempo che fa, in una telefonata registrata prima della messa in onda. "Sono rimasto sorpreso dalla solidarietà espressa da tutte le persone, dai manifesti nelle varie città, quello che hanno fatto le persone a me vicine e anche le persone che neanche miconoscono, non sono abituato a questo caratterialmente". A Fabio Fazio che lo ringraziava per il suo impegno, Azzarà ha risposto: "Faccio una cosa che qualsiasi altra persona avrebbe fatto, nulla di speciale".

Il padre: "Spero smetta con le missioni"
- I genitori, prima di riabbracciarlo, lo hanno sentito telefonicamente. "Sta bene ed è felice" ha detto la madre. "Da padre mi auguro che smetterà, perché queste persone non hanno cuore", le parole del padre Santo Azzarà, sul futuro del figlio ai microfoni di SkyTG24 (guarda il video in alto): "Io - racconta - alla seconda missione sentivo qualcosa di strano e avevo cercato di dissuaderlo".

L'inchiesta sul rapimento - Sul rapimento era stata aperta un'inchiesta per sequestro di persona con finalità di terrorismo. Giovedì 15 dicembre il quotidiano sudanese Al Sudani aveva diffuso la notizia che i rapitori di Azzarà avevano chiesto un riscatto di 180mila dollari, sconsigliando l'intervento delle autorità sudanesi e accettando solamente contatti con l'ambasciata d'Italia, ma la Farnesina ha affermato di non sapere nulla della faccenda e ha ribadito che la politica del governo italiano è di non pagare riscatti.

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