Giustizia, Severino pronta a rivedere la mappa dei tribunali

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La riorganizzazione delle circoscrizioni è tra le priorità del Guardasigilli. La chiusura dei piccoli palazzi di Giustizia consentirebbe di recuperare 500 toghe e 5000 dipendenti amministrativi da ricollocare, con un risparmio fino a 80 milioni di euro.

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di Isabella Fantigrossi

Il ministro della Giustizia Paola Severino l’ha definito una delle sue tre priorità d’azione, insieme a emergenza carceri e snellimento della giustizia civile. E sull’argomento c’è già un progetto di revisione nella legge delega al Governo inserita all’interno della manovra economica di Ferragosto. Insomma, di revisione della geografia giudiziaria – la riorganizzazione delle circoscrizioni - sentiremo parlare a lungo e a breve. Perché secondo molti, tra cui il Centro Studi Confindustria, l’attuale distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, tribunali, tribunalini, sedi distaccate e giudici di pace, non garantisce più l’efficienza necessaria per far funzionare la difficoltosa macchina della giustizia italiana. E per ottenere la riduzione dell’arretrato civile di almeno il 20% come chiesto dall’Europa, sarà perciò uno dei primi compiti del neo Guardasigilli rivedere la mappa sulla base di criteri più moderni. Tenendo anche conto delle particolari esigenze nelle zone di criminalità organizzata, l’obiettivo sarà quello di razionalizzare il numero dei tribunali per concentrare le scarse risorse nelle sedi più grandi. Sempre che non abbiano la meglio le resistenze localistiche.

Una geografia preunitaria - L'attuale assetto delle circoscrizioni giudiziarie è stato definito dalla legge Rattazzi del 1875 ma è risalente a epoca preunitaria. Secondo il Csm, la legge Rattazzi ''rinunciò esplicitamente a cambiare la geografia che in quel momento si trovava, perché il nuovo Stato dovette preferire l'unità politica e la pace sociale alla razionalità della sua organizzazione''. Ma questa geografia, ha denunciato il Csm già a maggio scorso, rimasta immutata fino a oggi, è storicamente superata. Ogni tribunale dovrebbe servire almeno 364mila abitanti ma ce ne sono 63 che ne soddisfano ciascuno in media 131mila. Ci sono quindi troppi tribunali - 386 dai dati del Ministero di via Arenula, di cui 220 sedi distaccate - alcuni troppo piccoli (se non minuscoli, come il tribunale di Mistretta, in provincia di Messina), e ben 846 uffici dei giudici di pace. Circa 3mila edifici per cui il ministero della Giustizia spende quasi 300 milioni di euro all'anno.
In Piemonte, per esempio, ci sono ben 16 tribunali, tra cui diversi mini-tribunali, come quello di Acqui Terme, Saluzzo, Mondovì. Ma quelli minori, dice il Csm, come quelli che non hanno sede in un capoluogo di provincia, funzionano poco, costano troppo e non consentono di raggiungere l’obiettivo di una giustizia specializzata: pochi magistrati si devono occupare un po’ di tutto. Secondo calcoli di Palazzo dei Marescialli almeno 63 tribunali hanno oggi meno di 15 magistrati in organico. Quando invece la pianta organica ottimale di un tribunale funzionante dovrebbe prevedere tra i 20 e i 40 magistrati. E la soglia giudicata dallo stesso Consiglio della magistratura come requisito minimo è 18. Per ora sembra che siano a rischio chiusura e accorpamento 52 tribunali. Ma a rischio sono anche molti uffici dei giudici di pace, almeno quelli non circondariali, cioè quelli dove non c'è nè tribunale nè procura: secondo il Sole24Ore potrebbero essere soppresse tra le 532 e le 674 sedi.

I possibili risparmi - Sempre secondo il Csm, con la riorganizzazione geografica ci saranno più risorse e funzionalità per il sistema, fino alla possibilità di recuperare circa 500 magistrati in servizio presso i mini tribunali e le sedi distaccate e 5000 dipendenti amministrativi da ricollocare nella macchina giudiziaria. Secondo una stima del Ministero della Giustizia, il risparmio previsto sarebbe di circa 70-80 milioni di euro l’anno.

Chi è d’accordo e chi no – Favorevole al riassetto della mappa della giustizia è, oltre al Csm, anche l’Associazione nazionale dei magistrati. L’Associazione nazionale forense (Anf), d’accordo su una nuova geografia giudiziaria, chiede però al Governo di collaborare con l’Avvocatura per l’individuazione dei criteri di intervento. Per Maurizio de Tilla, invece, presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura (Oua), incostituzionale è la delega al Governo a legiferare in questa materia. Servirà inoltre, più che la soppressione di alcuni tribunali, "una rimodulazione non traumatica" degli uffici giudiziari. Le conseguenze rischierebbero altrimenti ''di essere controproducenti e dannose per la tenuta del sistema giustizia e per la presenza capillare del servizio sul territorio come presidio di legalità, sicurezza e di tutela dei diritti''.

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