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Mai albero di Natale ha avuto vita tanto breve. Ventiquattrore appena e via. Giusto il tempo di farsi fotografare dai turisti. Giusto il tempo, per quelle foto, di fare il giro dei social network. Era stato installato nella centralissima piazza Venezia, a Roma, la notte tra il 5 e il 6 dicembre, pronto per la tradizionale accensione dell’Immacolata. Un enorme cono bianco di dieci metri, con attorno un fiocco tricolore. Ecologico, patriottico ed elegantemente neoclassico, avrebbe dovuto risultare. Ma quando al mattino il sindaco l’ha visto, mentre già gli sberleffi e le polemiche sul Web montavano, ha sentenziato: “Non mi piace”. E ha ordinato di rimuoverlo. Subito, la sera stessa.

In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, il Comune di Roma aveva affidato a una ditta di Pomigliano d’Arco (Napoli), un albero di Natale che celebrasse la ricorrenza. Il risultato? Un cono di cartapesta di oltre dieci metri, decorato solo da un lungo nastro tricolore. Tutto bianco e con fregi in rilievo, quasi a richiamare il marmo dell’Altare della patria, il monumento di fronte al quale il singolare abete era destinato a rimanere per tutte le festività. Illuminato di notte, a partire dall’8 dicembre, da un impianto di luci a led.

E invece no. Dopo appena mezza giornata Gianni Alemanno ne ha ordinato la rimozione. “E’ stato scelto dalla ditta che ha realizzato anche tutto il resto delle decorazioni – ha spiegato il sindaco della capitale - ma devo confessare che non mi piace e quindi ho dato mandato di sostituirlo con un albero normale, un bell’albero classico, perché a me piacciono le cose tradizionali. Spero che in tempi brevi la ditta si decida a correggere questo errore”.

Troppo tardi, però. La polemica intanto era già esplosa. Dirompente come quella che appena qualche mese fa ha investito Alemanno per la statua di papa Wojtyla installata alla stazione Termini e subito criticatissima dai romani. L’opposizione capitolina ha colto dunque al volo l’occasione e si è immediatamente scatenata. “Definire quello di piazza Venezia un albero – hanno detto i consiglieri comunali del Pd – è un eufemismo. E’ un mausoleo, una vera bruttura”. “E’ in cima alla classifica del cattivo gusto”, ha concordato il senatore Idv Stefano Pedica. Mentre il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, fuori dal coro, difendeva le ragioni dell’ecologismo: “Trovo le polemiche surreali. Meglio un albero artificiale che un abete di 20 metri tagliato dalle Alpi”.

Ma il tam tam via Twitter era intanto partito, con una sfilza di commenti ironici e sbeffeggianti le forme dell’installazione natalizia. “Caro Alemanno – ha scritto @alemarsia – l’albero di Natale sembra un cono gelato rovesciato: sei a Roma, non davanti a un autogrill”. E @HakerRedenti: “Dopo la statua di Papa Giovanni Paolo, il comune di Roma si produce in un’altra scelta di gusto: l’abete che sembra di cemento”. @Nellina99: “Mi pare un rotolone di carta igienica con la fascia da sindaco!”.

Ma le polemiche per la scelta non hanno accennato a placarsi neanche dopo l’annuncio della rimozione. “Dunque Alemanno si è ritrovato a piazza Venezia un albero che gli faceva schifo, a sua insaputa. Casa Scajola dista poco da là…”, ha osservato pungente @Sky84rm. Mentre qualcuno, come @AlessandraB18, protestava per i costi dell’operazione: “Visto che siamo al verde, il sindaco fa sostituire l’immenso albero di Natale perché quello montato stanotte non gli piace!”. E’ già scomparso l’abete, insomma. Ma restano le polemiche.