Camorra, così Zagaria è diventato il boss dei Casalesi

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Associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione, rapina: sono solo alcuni reati commessi dal camorrista. Mai sposato, nessuna compagna, niente figli, era considerato il re del cemento. LA SCHEDA

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Michele Zagaria, capo di una delle fazioni più forti del clan dei Casalesi, era ricercato dal 1995 per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione, rapina e altri reati.
Dall'agosto del 2000 erano state diramate le ricerche in campo internazionale per l'eventuale arresto ai fini estradizionali.

Zagaria, mai sposato, nessuna compagna riconosciuta come tale, niente figli, nessun telefono cellulare, nessuna passione per il lusso, è considerato il re del cemento, per la sua capacità di capillare penetrazione anche a livello nazionale negli appalti pubblici e non, non solo in Campania, ma anche in Lazio, Toscana, Umbria, Abruzzo, Lombardia e, in particolare, Emilia-Romagna.

Zagaria e il suo gruppo hanno anche interessi in Calabria nel territorio dell'ndrine, con cui hanno buoni rapporti da tempo Il 26 luglio 2010 la polizia scientifica ha diffuso il suo identikit realizzato sulla base delle descrizioni di collaboratori di giustizia, dato che possedeva solo una vecchia fotografia dell'uomo.
Dopo i tre gradi di giudizio del processo Spartacus, il boss è stato condannato all'ergastolo per 416 bis. Il 13 ottobre 2010 la Corte d'assise di Latina condanna Zagaria all'ergastolo per l'omicidio di Pasquale Piccolo, ucciso il 22 luglio 1988 a Gaeta, di cui è considerato il mandante. Il 15 ottobre 2010 subisce un'altra condanna all'ergastolo da parte della Corte d'appello di Latina.

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