Tangenti, Formigoni: vogliono delegittimarci, noi parte lesa

Alcuni esponenti dell'Idv mostrano un cartello con la riproduzione di un pacchetto di Big Babol, nome in codice con cui sarebbero state indicate le tangenti nelle telefonate intercettate nell'inchiesta che ha portato in carcere il vicepresidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, durante l'intervento del governatore Formigoni
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Il governatore della Lombardia, davanti ai consiglieri, ribadisce l’estraneità della Giunta alla vicenda che ha portato all’arresto del vicepresidente Nicoli. L’Idv lo accoglie con le Big Babol, nome in codice con cui sarebbero state indicate le mazzette

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Parla di "tentativi di delegittimazione" nei confronti della Regione Lombardia e della maggioranza, per la vicenda di tangenti che nei giorni scorsi ha portato in carcere il vicepresidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani. Ribadisce "l'estraneità" della giunta e si dichiara "pronto a fornire tutti i particolari" a un'eventuale commissione speciale, se l'assemblea regionale lombarda decidesse di formarla. E' un Roberto Formigoni deciso al contrattacco quello che si presenta il 5 dicembre, insieme a quasi tutta la Giunta, davanti ai consiglieri di Palazzo Pirelli arrivati al gran completo per ascoltare la sua relazione sull'inchiesta. Una vicenda in cui la Regione "è parte lesa", afferma il presidente rispedendo al mittente le critiche di chi ricorda altri casi recenti di ex assessori o consiglieri regionali coinvolti in inchieste giudiziarie.

"Io - dice ai numerosi giornalisti che fuori dall'aula lo stringono in un assedio di telecamere e registratori - sono il presidente della Regione Lombardia, non sono il sultano della Lombardia. Io rispondo degli atti miei e della giunta e nulla di irregolare è stato commesso ne' dal presidente ne' dalla giunta. Se poi ci sono altri soggetti che eventualmente compiono cose irregolari e ne rispondono loro". Formigoni spiega di non volersi pronunciare sulla colpevolezza degli arrestati, tra i quali Nicoli Cristiani, che nel suo discorso il governatore non nomina mai direttamente, ma quelli emersi dall'inchiesta, afferma, "sono atti del tutto inaccettabili e li condanno senza tentennamenti, contrari alla nostra idea di politica e di buona amministrazione".

Parole che non bastano a evitare la richiesta di dimissioni da parte di Italia dei Valori e Sinistra e Libertà, dopo l'intervento del presidente, accolto in aula anche da un cartello con la riproduzione di un pacchetto di Big Babol, nome con cui sarebbero state indicate, in codice, le tangenti nelle telefonate intercettate. A esporlo in consiglio è stato il gruppo dell'Idv, che fuori da Pirellone ha anche inscenato un picchetto di protesta prima della seduta. Critiche "infondate e pretestuose", ribatte Formigoni, che entra nel dettaglio per ricostruire i passaggi delle procedure seguite dalla Regione per la discarica di Cappella Cantone e per i cantieri della Brebemi, sequestrati nell'ambito della vicenda giudiziaria in cui si contestano reati di traffico organizzato di rifiuti illeciti e episodi di corruzione. Una trafila da cui, sostiene Formigoni, "non emerge nessuna irregolarità" da parte della Regione nel primo caso, mentre per la Brebemi "la Regione non è chiamata a svolgere attività di controllo sul cantiere ed è in questo caso parte lesa".

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